Fake new sul Diavolo: l’impronta del diavolo non è vera
Se vai a Monaco di Baviera, anche per l’Oktoberfest, tra una birra e l’altra puoi fare un salto alla Cattedrale (Frauenkirche, nota anche come Dom zu Unserer Lieben Frau Cattedrale di nostra Signora) per vedere la famosa impronta del Diavolo.
Veniamo ai «fatti»:
Sigismondo di Baviera (26 luglio 1439 – 1 febbraio 1501) decise di edificare una nuova chiesa dedicata a Nostra Signora (Frauenkirche – chiesa di Nostra Signora). I lavori vennero affidati al capomastro della città di Monaco, Jörg von Halsbach (morto nel 1488) chiamato anche Halspach o Ganghofer. Il buon muratore iniziò a progettare ed edificare la chiesa. Ancora oggi puoi ammirare l’edificio in mattoni e gli svettanti campanili alti quasi cento metri sui quali sono poggiate cupole a cipolla in ottone. Dette cupole non erano previste nel progetto originario, perché queste dovevano essere analoghe a quelle del duomo di Colonia.
A questo punto, prima di arrivare all’impronta del Diavolo, potremmo tirar fuori dal cilindro un’ipotesi di fantastoria, forse non è così fantastica. Jörg era un muratore, e come molti muratori operativi aveva viaggiato tra diversi cantieri per compiere la sua formazione. Ad esempio, nel 1441 era tra i lavoratori che si occupavano della ricostruzione del coro della chiesa del monastero in Ettal. Non è improbabile che durante il suo apprendistato o poco dopo sia stato iniziato alla corporazione muratoria. Quella stessa corporazione che nel 1535 darà alla luce la così detta Carta di Colonia (l’autenticità della Carta è dubbia, ma questa è un’altra storia), un interessante documento della Massoneria operativa. Come in un gioco di scatole cinesi, leggendo questo documento troviamo un «simpatico» riferimento ai Templari, ma con buona pace di complottisti e simili nega la vicinanza dell’ordine monastico guerriero ai franchi muratori. Ecco un piccolo estratto: «… ci si accusa inoltre, al fine di attrarre sul nostro capo lo sprezzo dei profani e additarci alla pubblica esecrazione, e partenendo dal solo fatto dell’essere mio affratellati da patti e da misteri inviolabili e religiosamente serbati, del delitto di meditata restaurazione dei Templari;». In un altro articolo approfondirò questo argomento.
Torniamo all’impronta del diavolo posta nella Frauenkirche. La leggenda, o una delle leggende, vuole che non vi fossero abbastanza fondi per portare a termine l’edificazione della chiesa e il diavolo si offrì di trovare il denaro a condizione che non vi fossero finestre nel nuovo edificio. I muratori accettato l’accordo, completato l’edificio invitarono il diavolo a visitarlo. Lo fecero entrare e da dove si trovava non si vedevano finestre… proseguendo, superate le colonne che gli impedivano una corretta visuale vide le finestre. Adirato per essere stato ingannato dai franchi muratori, pestò con forza il pavimento e la sua impronta rimase impressa.
Preferisco questa versione della leggenda, a quella che vede i muratori fare una scommessa con il Diavolo perché non li riteneva capaci di fare un edificio senza finestre o a quella che il Diavolo volesse un edificio buio. La motivazione della scelta è duplice: in primo luogo, nelle varie leggende del diavolo che ti ho raccontato (puoi leggere il Ponte del Diavolo di Andermatt o Il Ponte del Diavolo di Martorell (Spagna))e che racconterò il Diavolo si offre di aiutare persone in difficoltà in cambio di qualcosa, di solito un’anima, e non fa scommesse; in secondo luogo sarebbe «antistorico» che i muratori volessero costruire un edificio senza finestre. La luce nelle chiese è stata una conquista della tecnica e della teologia, ti racconterò, ad esempio, delle battaglie tra Suger di Saint-Denis e Bernardo di Chiaravalle, tornare ad un vecchio stile come il Romanico non avrebbe avuto senso per dei muratori.
Ah, quasi dimenticavo, la piastrella con l’impronta non è coeva alla costruzione, è stata inserita nel secolo XIX durante alcuni lavori di restauro.
Prima di salutarti, se non vuoi andare sino in Germania per trovare un’impronta del Diavolo puoi andare a Parma. Dove? Te lo svelerò in un prossimo articolo.
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