Ila e le ninfe, il rapimento da parte di Eracle e le ninfe.
Ciao, in questo articolo ti riporto un video che racconta in breve la storia di Ila e le ninfe. Ti piacciono le storie sulle ninfe? Ti farebbe piacere se pubblicassi più video o se creassi un podcast dedicato a miti, leggende e perché no, “misteri enogastronomici”?
Ti lascio vedere il video, torno tra poco.
Ti riporto un brano delle Argonautiche dove si parla della storia di Ila:
Ila aveva lasciato i compagni,
e con in mano una brocca di bronzo, cercava una fonte,
per attingere l’acqua e preparare la cena prima del suo
[ritorno,
e predisporre per lui tutto il resto in bell’ordine.
Eracle stesso l’aveva educato a questi usi,
fin da quando l’aveva rapito bambino alle case del padre,
il re Teodamante, che l’eroe uccise tra i Driopi,
senza pietà, nella disputa per un giovenco.
Stava Teodamante aprendo il maggese con un aratro,
afflitto dal dolore, ed Eracle venne e gli impose
di consegnargli un bue per arare, contro sua voglia.
Cercava soltanto un pretesto per portare la guerra fra i Driopi,
perché vivevano senza darsi pensiero della giustizia.
Ma questo mi porterebbe lontano dal mio cantare.
Presto arrivò alla fontana che dai vicini è chiamata
«le Sorgenti». Là proprio allora le Ninfe
formavano il coro — piace a tutte le Ninfe
che abitano le falde della bella montagna
celebrare Artemide sempre nei canti notturni.
E quelle che ebbero in sorte le cime dei monti e le grotte,
e le ninfe dei boschi venivano in fila fin da lontano,
e la ninfa dell’acqua proprio allora emergeva
dalla limpida fonte. Accanto a sé vide Ila,
fiammeggiante di bellezza e di grazia soave:
la luna piena l’illuminava dal cielo;
e Afrodite sconvolse il cuore di lei,
e nello sgomento a fatica poté riaversi.
E appena, disteso di lato, egli ebbe immersa
la brocca nell’acqua, e l’acqua mormorò forte
invadendo il bronzo sonoro, improvvisamente
lei gli cinse col braccio sinistro il collo, nel desiderio
di baciare la tenera bocca, e con la destra
lo tirò per il gomito e lo immerse nel mezzo del vortice.
Diede un grido, e uno soltanto lo udì tra i compagni,
Polifemo, figlio di Elato, che si era spinto in avanti,
aspettando che ritornasse il fortissimo Eracle.
D’un balzo fu presso alle Sorgenti, come la fiera selvaggia,
cui da lontano è arrivata una voce di greggi,
e ardente di fame si mette in cammino, ma non ritrova le pecore
i pastori le hanno chiuse a tempo dentro la stalla,
e geme e urla terribilmente, fino a trovarsi sfinita;
così gemeva allora il figlio di Elato, e percorreva
la regione gridando, ma la sua voce era vana.
Poi, sguainata la grande spada, prese a cercarlo,
che non fosse stato preda di belve, o, solo com’era,
gli avessero teso un agguato, e fosse stato rapito,
facile preda. E mentre brandiva la spada
nuda, ecco che trovò Eracle sul suo cammino,
e lo riconobbe, mentre nel buio si affrettava alla nave.
Senza fiato, sconvolto nel cuore, gli diede la triste notizia:
«Infelice, io per primo ti darò un dolore terribile.
Ila è andato alla fonte, e non ritorna
salvo: o lo hanno rapito i briganti, o lo sbranano
le fiere: io ho sentito il suo grido».
Così disse, e all’udirlo, colava copioso sudore
dalle tempie di Eracle, e nero sangue bolliva nelle sue viscere.
In preda al furore scaraventò l’albero a terra,
e corse lungo la strada, dove lo conducevano i piedi.
Come il toro punto dall’assillo abbandona prati e paludi,
e si butta in avanti senza darsi pensiero di pecore né di pastori,
e fa la sua strada instancabile, ma poi alle volte
s’arresta, e levando il vasto collo muggisce
sotto il tormento dell’assillo spietato,
così, infuriato. Eracle ora muoveva senza riposo
le veloci ginocchia, ora cessava dalla fatica,
e mandava lontano la sua penetrante, terribile voce.
Apollonio Rodio, Argonautiche, Libro I.
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La storia di Ila e le ninfe è raccontata in un componimento giovanile dal poeta romano Blossio Emilio Draconzio vissuto nel V secolo della nostra era. L’opera di Draconzio può avere un certo interesse soprattutto per la critica che muove agli dei “classici”:
Un giudizio morale ambiguo sul comportamento degli dei si evince altresì dall’altro carme giovanile di Draconzio, l’Hylas, dove l’amore insano delle Ninfe per il giovinetto, compagno di Ercole, è suscitato da Cupido su richiesta di Venere, che intende così vendicarsi di Climene, colpevole di aver divulgato l’adulterio commesso dalla dea con Marte: l’esito è il rapimento di Ila, la cui sorte resta incerta tra la morte e un’improbabile apoteosi, che sembra tuttavia la soluzione ‘ufficiale’, se si può dare credito al poeta che parla in prima persona nel proemio e all’affermazione conclusiva dello stesso Ercole. Tuttavia, alla luce delle persistenti ambiguità e venature di sofferenza, resta il dubbio che l’apoteosi non sia che un’illusione consolatoria, quasi che il poeta abbia voluto attenuare il fatto con un eufemismo e perfino capovolgere il giudizio che ne deriva. Da un confronto tra l’Hylas e i Verba Herculis in merito all’aspetto che si potrebbe definire latamente teologico, si riconosce forse la fase embrionale della riflessione sulle divinità pagane che proseguirà, radicalizzandosi, nelle opere successive. Giampiero Scafoglio, La declamazione in forma poetica: Draconzio, Camenae n° 23 – marzo 2019.
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Spero che la storia di Ila e le ninfe ti sia piaciuta e non dimenticare di farmi sapere se desideri conoscere la storia di qualche ninfa in particolare.
Se il quadro che fa da sfondo al video ti piace puoi vedere questo simpatico video Ila e le Ninfe (spiegato ai truzzi) creato da L’Arte speirgata ai truzzi.
A Presto
Gioia – Salute – Prosperità
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