Erotismo Iniziazione d’amore nell’Erotocastro
Erotocastro è una parola che non compare facilmente nelle nostre letture. Come si può intuire è una parola composta da Eros (dio dell’amore) e Castro, quindi erotocastro è il castello del dio dell’amore.
Questo genere di castello, presente nella letteratura bizantina, ha nella letteratura provenzale e cortese medievale un suo omologo: il Castello d’Amore (Château d’amour). Oltre all’amore cortese questo genere di allegoria può essere anche teologica come nel caso del lavoro di Roberto Grossatesta, Intitulé Chasteau d’amour.
Erotocastro, compare nella letteratura Bizantina, nei romanzi cavallereschi, ed è il luogo ove avviene l’iniziazione del protagonista all’amore. Il nostro Erotocastro è presente in almeno tre romanzi: Libistro e Rodamne, Beltandro e Crisanza, Callimaco e Crisorroe.
«All’incrocio fra tradizione e innovazione le ἐρωτικαὶ διηγήσεις di Libistro e Rodamne, Beltandro e Crisanza, Callimaco e Crisorroe rinviano al modello tardo-antico gi. nel titolo che riporta i nomi della coppia protagonista, oltre ad adottarne molti degli artifici retorici (descrizioni, monologhi, inserzione di microtesti appartenenti ad altri generi come lettere, canzoni, lamenti). La focalizzazione sulla coppia e la centralità del tema erotico implicano anche la ripresa della macrostruttura narrativa che prevede un’articolazione in tre fasi: innamoramento, peripezie e separazione, riunione e trionfo finale. La ripresa però è tuttaltro che pedissequa. Al contrario, gli anonimi autori integrano la struttura tripartita aggiungendovi in una parte introduttiva una sorta di antefatto che esclude la tematica amorosa e ha come unico protagonista l’eroe che d. prova di uno spirito d’iniziativa ignoto ai suoi predecessori». (Carolina Cupane L’arte del romanzo a Bisanzio, in Le Forme e la storia, Rivista di Filologia Moderna, n.s. XIII, 2020, 2, p. 92).
E ancora: «Senza dubbio più consistenti sono le varianti introdotte dai romanzieri dell’età dei Paleologi. Beltandro, Callimaco e Libistro incontrano la donna amata in un castello. Callimaco libera Crisorroe prigioniera di un drago antropofago e poi se ne innamora. Beltandro entra per caso nel meraviglioso castello di Eros (Erotocastro) e per ordine del dio sceglie la più bella tra quaranta nobili fanciulle. Ma all’improvviso «Eros svanì, prese il volo e se ne andò: la schiera delle donne scomparve del tutto. Quel che Beltandro aveva visto si era dissolto come un sogno» (vv. 722-24). Solo più tardi il protagonista scopre che la prescelta è Crisanza, la figlia del re di Antiochia. Il riconoscimento avviene nella reggia del sovrano: «Appena la fanciulla vide Beltandro, subito riconobbe in lui proprio quello dalle cui mani aveva ricevuto la verga8, in occasione della gara che si era svolta nel Castello di Eros. Fu molto attenta ad ascoltare anche il suo nome, e quando sentì pronunciare ‘Beltandro’ dalla bocca del re, quella parola le sradicò il cuore e subito si accorse di essere stata punta dall’amore. Anch’egli vide la fanciulla e la riconobbe. Crisanza guardò con attenzione Beltandro; vide e riconobbe esattamente i tratti del suo volto, che aveva impressi nella mente: ne fu del tutto certa. Si ricordò anche della verga, e più ancora dell’incontro che egli ebbe con lei e con le altre fanciulle del Castello di Eros, le rimanenti trentanove. Allora si scambiarono segnali di riconoscimento e nessuno comprese i loro cenni segreti» (vv. 809-25).
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«Lo stesso Hunger, inoltre, in un saggio sul romanzo di Callimaco e Crisorroe, ha rilevato tracce sicure del cerimoniale della corte bizantina nel racconto: la proscinesi degli eunuchi dinanzi all’imperatore, il corteo dei senatori, che accompagnano il sovrano a palazzo, la presenza attiva del personale al servizio della tavola; il poeta, osserva Hunger, «eccelle nell’evocare al lettore l’immagine di un evento familiare attraverso qualche raro tratto schematico».
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Una conferma è offerta dagli studi di P.E. Pieler, che ha dimostrato le analogie tra le «Gerichtsszenen» del Beltandro e del Callimaco e le procedure processuali dell’età dei Paleologi: una corrispondenza che sottolinea l’atmosfera tipicamente bizantina in cui si muovono i personaggi di questi romanzi. Ciò, naturalmente, non significa negare che nella trama ci siano motivi di sicura origine occidentale: il Castello, ad esempio, ha una funzione fondamentale nell’impianto narrativo di Libistro e Rodamne, Callimaco e Crisorroe e Beltandro e Crisanza. Libistro assedia Rodamne nell’Argirocastro; Callimaco incontra Crisorroe nel Dracontocastro e liberandola dà inizio, sostanzialmente, alle peripezie del romanzo; Beltandro apprende il suo destino da un’iscrizione incisa su una statua
dell’Erotocastro: «Beltandro, il figlio secondogenito di Rodofilo, il sovrano signore di tutta la terra dei Romei, soffre d’amore per la corona della grande Antiochia, la figlia del grande re chiamata Crisanza, bellissima, splendida, porfirogenita» (vv. 384-88). Nel Beltandro e nel Libistro, in particolare, il Castello è diventato Château d’Amour, il Castello del dio Amore, «che ormai» osserva C. Cupane «non ha più nulla dell’Eros classico, ma è una compiuta figura allegorica al pari degli altri abitatori della reggia, suoi sudditi e ministri». (Fabrizio Conca, Atene e Bisanzio, Ledizioni, Milano 2019, pp. 27-38).
Spero che questo mini viaggio nella letteratura bizantina ti sia piaciuto. Partendo da una parola insolita si possono compiere viaggi e scoperte in mondi reali e immaginari, basta aver voglia di togliere il paraocchi che troppo spesso indossiamo.
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Amore – Coraggio – Scienza
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Ottimo articolo.Purtroppo la letteratura bizantina non è particolarmente popolare al giorno d’oggi. Mi ci sono voluti anni per trovare una traduzione italiana anni ’60 del “Libistro e Rodamne”; anche se ne è valsa la pena(il romanzo è bellissimo)…
Buongiorno, grazie per questo commento! Non conosco bene la letteratura bizantina, ma mi sta “affascinando”
Grazie