Bestiario: le varie declinazioni della Natura
Un Bestiario è una collezione di brevi descrizioni naturali, allegoriche[1] o morali, su tutte le specie di animali, reali ed immaginari, piante ed anche pietre.
“Un Bestiario è un <<metatesto>> che parla di un altro testo come se fosse il commentario di un poema, la chiave interpretativa di un geroglifico, l’agile volumetto che ci insegna come penetrare nelle innumerevoli pagine di un grande libro magico. Il vero testo a cui il metatesto del Bestiario si riferisce è il mondo; il mondo che prima di essere un evento fisico è, come insegnava Ugo di san Vittore, quasi quidam liber sriptus digito Dei, un libro scritto dalla mano di Dio. La creazione, già lo diceva Scoto Eurigena, è una immensa teofania nella quale Dio si racconta. Le cose raccontate non si esplicano da sole e non manifestano sé stesse, bensì rimandano a qualche cosa d’altro da sé. Sono pura crittografia. Paolo l’aveva già detto ai Corinzi: ‘Videmus nunc per speculum in aenigmate, tunc autem facie ad faciem‘. Sino al momento della gloria celeste, il mondo ci si presenta come una foresta di simboli più o meno oscuri il cui referente terminale è il creatore, mentre i messaggi mediani sono le istruzioni che egli ci dona per raggiungerlo.”[2]
Benché i bestiari parlino del mondo naturale, non sono testi scientifici[3].
Anzi sono così poco scientifici nel senso moderno del termine da poter tranquillamente dire che: “… mentre allo scienziato non è consentito interpolare la creazione con l’ immaginazione, e trattare come reale l’animale fantastico, perché, in prima e ultima istanza, <<non esiste>>, il bestiologo non conosceva queste restrizioni: ogni mostro o prodigio che servisse a illustrare esattamente una qualità, o una virtù, dell’ uomo, era legittimato a reclamare il diritto di esistenza, e trovava il suo posto tra le creature <<vere>>.”[4]
Alcune osservazioni possono essere molto precise, ma la maggior parte sono completamente inventate. “Negli erbari, nei lapidari, nei bestiari, come nel loro illustre capostipite (il Fisiologo), abbondano animali, pietre e piante favolose, e anche gli esemplari più comuni assumono sovente proprietà o comportamenti fantastici. Caratteri in gran parte condivisi da tutta la produzione naturalistico-scientifica dell’antichità, certamente, che qui risultano però accentuati da una totale subordinazione alle esigenze didattiche della interpretazione allegorico-morale. Del resto, ciò che importa per l’uomo, come sottolinea Agostino, è mettere in pratica il significato di un’immagine, senza affaticarsi a indagare la veridicità.”[5].
E sulla dimensione della perdita di una cultura scientifica a favore di una favolosa, Le Goff dedica un passo importante di una sua opera: ” A Plinio e a Strabone, pur già inferiori a Tolomeo, chiederanno la scienza geografica meno che a un mediocre compilatore del III secolo (inizio della decadenza), C. Giulio Solino, che lascerà in eredità al Medioevo un mondo di prodigi e di mostri: Collectanea rerum memorabilium. È vero che l’immaginazione e l’arte vi guadagneranno quello che la scienza vi perderà. La zoologia nel Medioevo sarà quella del Physiologus, opera alessandrina del II secolo tradotta in latino precisamente nel V, che dissolve la scienza nella poesia favolosa e nella lezione moraleggiante. Gli animali sono mutati in simboli. Ma il Medioevo ne trarrà i suoi Bestiari, e anche qui la sensibilità zoologica medievale si nutrirà dell’ignoranza scientifica. Soprattutto questi retori e compilatori offriranno agli uomini del Medioevo un sapere ridotto in briciole. Vocabolari, versi mnemotecnici, etimologie (sbagliate), floriegi, tutta una serie di strumenti mentali e intellettuali elementari trasmessi dal Basso Impero al medioevo. È la cultura delle citazioni, dei passi scelti, dei digesti.”[6]
L’accusa che Le Goff muove alla cultura medievale in generale ed in particolar modo a quella della” scienza naturale e zoologica”, è per il discorso che qui si vuole portare avanti inutile. La nascita e lo sviluppo dei bestiari probabilmente non hanno rallentato il normale sviluppo dell’evoluzione scientifica modernamente intesa. Questi testi che nella loro forma originaria sono riconducibili al Fisiologo, e che in esso hanno trovato nutrimento per la loro evoluzione, sono ciò che era ed è rimasto di una scienza molto più antica di quello che ci si può normalmente immaginare. La scienza sacra[7], una scienza che per nulla o quasi si occupa di fisica o scienze naturali, ma che ha come scopo quello di ricercare nella Natura ed eventualmente nelle leggi che la governano i messaggi “cifrati” del Creatore dell’universo, per vivere un rapporto armonico con il cosmo e misticamente avvicinarsi a Colui che è Signore e Creatore di tutte le cose. Una scienza che interpreta e analizza i simboli che le vengono posti innanzi; una scienza per iniziati, forse, ma che d’altronde è certamente più vicina a quella del Fisiologo che a quella del fisico nucleare.
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” … il senso di physiologia, physikos, negli scritti giudeocristiani, e in genere alessandrini, dell’epoca; originariamente essa designa l’interpretazione in chiave naturalistica degli antichi miti <<pagani>>, fiorita nel periodo ellenistico quando ormai la loro letteralità appariva inverosimile; in Filone Ebreo, invece, che fu uno dei primi interpreti <<allegorici>> della Sacra Scrittura e rappresentò un importante modello per Clemente, Origene, e gli altri Padri greci dei primi secoli, physikos significa, precisamente, <<nel senso allegorico>>, e laphysiologia è considerata come un mistero riservato agli iniziati e in relazione con la sapienza nascosta di Dio… Il Physiologus è dunque propriamente sia il conoscitore delle segrete <<nature>> degli animali, delle piante e delle pietre, sia il divino interprete, l’iniziato che conduce dalle realtà materiali ai loro archetipi celesti; non diversamente dal mitico Ermete Trismegisto o dagli altri ispiratori della letteratura esoterica sorta contemporaneamente in Egitto, egli è (in una versione cristianizzata) l’aner physikos, cioè il <<mago>>, colui che è al corrente di misteriose forze di <<simpatia>> e <<antipatia>> che governano la natura, e ne sa rivelare il significato simbolico.”[8]
I bestiari che hanno come scopo il “pratico” insegnamento edificante, ovvero che insegnino al fedele come raggiungere la vita eterna, sono presenti soprattutto in Italia; il rapporto tra bestiario e predicazione si fa stretto, sino al punto che svincolati da qualsiasi legame zoologico naturalistico, gli animali si apprestano a divenire fondamento dei sermoni o anche degli exemplum da utilizzare durante le omelie. Il filone ” moralizzante ” dei Bestiari si manifesta maggiorente nei testi volgarizzati. Oltre ai Bestiari moralizzati o allegorico-simbolici, eredi e continuatori del Fisiologo, ci sono i Bestiari d’amore[9]. Questi non sono veri e propri bestiari, ed utilizzano le immagini favolose delle bestie in modo anche grottesco, trasferendole da un discorso morale ad un discorso di tipo amoroso e cortese[10]. Un chiaro esempio può essere il Bestiario di R. de Fornival, testo del quale avremo modo di parlare più approfonditamente in seguito.[11]
Gioia – Salute – Prosperità
Immagine: Anfisbaena – Bibliothèque Nationale de France, fr. 1444b, Folio 250v.
[1] “Conformemente all’etimologia greca, l’allegoria è un figura retorica consistente nel <<dire altro>> da ciò che vuole significare… Essa mette in luce l’allegoria quale si ritiene praticata dai poeti epici e dagli autori del Vecchio Testamento, vale a dire l'<<espressione>>allegorica, mentre nulla dice dell’operazione mediante cui i commentatori dei poeti e degli esegeti della Bibbia scorgono, oltre il senso letterale, un senso nascosto, in altre parole dell'<<interpretazione>> allegorica … la definizione antica e medievale di allegoria è tanto larga da prestarsi a quasi tutte le varietà dell’espressione figurata, e comunque all’espressione simbolica… Il Medioevo, quindi, non sembra proprio aver smentito la tarda antichità in questa assimilazione di simbolo e di allegoria; non c’è dunque motivo di disgiungere le due nozioni quando si tratta di esaminare il ruolo in un’opera letteraria medievale”.
- Pépin, Allegoria, in Enciclopedia Dantesca, Treccani, Roma 1964.
[2] U. Eco, Presentazione a: Anonimo, Il Bestiario di Cambridge, trad. it. di S. Ponzi, Intr. di F. Zambon, Pres di U. Eco, Franco Maria Ricci editore, Parma-Milano 1974, p. 14.
[3] Un testo sicuramente degno di nota per la “scientificità” del suo contenuto è il De animalibus liber XXVI, di Alberto Magno.
[4] Anonimi, Le proprietà degli animali. Bestiario moralizzato di Gubbio. Libellus de natura animalium, a c. di A. Carrega e P. Navone, pres. di G. Celli, edizioni costa & nolan, Genova 1993.
[5] L. Morini, Op. cit., p. X.
[6] J. Le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale, trad. it. di A. Menitoni, Giulio Einaudi editore, Torino 1981, pp. 131-132.
[7] Tra i vari testi consigliabili per l’approfondimento di questo argomento si ritiene opportuno menzionare: R. Guenon, I Simboli della Scienza Sacra, Adelphi, Milano 1987.
[8] F. Zambon. Introduzione a Il bestiario di Cambridge, trad. it. di S Ponzi, intr. di F. Zambon, pres. di U. Eco, Franco Maria Ricci Editore, Milano-Parma 1974, pp. 21-22.
[9]Cfr, Anonimo, Il mare amoroso, a c. di E. Vuolo, Istituto di Filologia Moderna Università di Roma, Roma 1962.
[10] Cfr. Idem pp. 285-290.
[11] R. de Fornival, Il <<Bestiaire d’ Amours>>, in Bestiari medievali, a c. di L. Morini, Giulio Einaudi editore, Torino 1996.



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