Una leggenda del Trentino con il demone Barzola
Barzola è un nome che non compare in antichi neri testi di magia evocatoria, ma in alcune leggende del Trentino e delle Dolomiti. Questo demone/diavolo, a differenze di molte altre leggende non si lascia burlare ed è estremamente pericoloso.
La leggenda della ladra e del demone Barzola
«Una ladra donna, standosi a filare al solito filò in una stalla, destramente rubò alcuni gomitoli di refe a diverse comari che ivi convenivano a passare filando le lunghe serate invernali. E come fu mezzanotte tutte cessarono dal lavoro, ché era un sabato, e se ne andarono chetamente a dormire. Anche la ladra si ritirò e ancora più chetamente delle altre; e ridottasi alla sua casetta, trovandosi tutta sola, nel timore d’ essere scoperta, pensò fra sé di attorcere e colorire ancora in quella stessa notte il refe rubato, ché venendo così a cambiare di forma e colore, non potesse essere riconosciuto per quello; e tosto si mise all’opera.
Né era di molto avanzata nel lavoro che entrò improvvisamente in casa uno sconosciuto, il quale come l’ebbe cortesemente salutata, le disse: che egli era un povero viandante stanco per lungo cammino, e si era permesso d’ entrare in quella casetta che sola nel paesello aveva veduta illuminata, e ne chiedeva breve ricovero e le avrebbe tenuto frattanto un po’ di compagnia. La donna di nulla sospettando, poiché l’aspetto del forestiero giustificava le sue parole, come vuole la ospitalità, accondiscese.
Avendole poi l’incognito domandato perché lavorasse in quell’ ora, che era già passata la mezzanotte e quindi incominciata la domenica giorno sacro al riposo, la donna gl’ impasticciò non so quale filastrocca di una sua urgenza: al che l’incognito con una smorfia particolare mostrò dar fede, offrendo per di più il suo aiuto, che la donna, pressata com’era, accettò. E così si misero entrambi al lavoro attizzando ben bene il fuoco, attorcigliando il filo e ponendolo nel colore che bolliva allegramente in un gran pentolone. E l’opera riuscì completa in un momento a grande stupore della donna per l’aiuto sì lesto e proficuo che le aveva prestato lo straniero.
Senonché questi, benché del tutto ed a perfezione fosse compita la coloritura del filo, punto smetteva di attizzare più che mai il fuoco e far bollire la gran pentola, canticchiando intanto a bassa voce una sì strana canzone da mettere i brividi. E all’osservazione della donna, che essendo l’opera finita si avesse a risparmiare la legna, che di fuoco più non abbisognava, egli, sogghignando stranamente replicava: — abbisogna, abbisogna.
Ma la donna insistendo più energicamente che al fine smettesse, e afforzando l’ingiunzione con qualche bestemmia; il misterioso incognito rivolgendosi ad essa con impeto, secco, secco le disse: — E che, mi conoscete voi forse? — Diavolo, rispose essa, come volete se è la prima volta che vi vedo.
— Ma sapete il mio nome e vorreste sconfessarmi? — ripeté torvo l’incognito.
Qui la donna si fece smorta smorta ché ben s’ avvide di avere a che fare col demonio Barzola; ma Barzola, che era proprio lui, non le lasciò il tempo di abbandonarsi a molte riflessioni, ché avvinghiatala strettamente, e assunte le sue vere forme di orribile demonio, la cacciò entro a bollire nel pentolone; e ciò fatto, lasciando dietro di sé un nero vapore, sparì.
E come sorse il mattino, le genti del paese attratte dal fumo cupo e puzzolente vennero alla casetta; e videro con raccapriccio l’orrido spettacolo di quella donna bollita, che era ridotta nera nera come il carbone, col filo rubato attortigliato attorno al collo. Per questo gli accorsi s’addiedero subito di quanto poteva essere avvenuto; e mogi e pensosi, facendosi il segno della croce, s’ allontanarono dal luogo funesto; ed il fuoco rimasto acceso ben presto ridusse tutto in cenere.
Tanto è vero che il diavolo insegna a farle ma non a nasconderle».
Il testo sul demone Barzola è tratto da Nepomuceno Bolognini, Fiabe e leggende della valle di Rendena nel Trentino, Rovereto 1881.
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