L’importanza del silenzio nella vita quotidiana e spirituale

Brevi annotazioni sull’importanza del silenzio

La nostra esistenza si dipana in un mondo rumoroso e disordinato. Siamo sommersi da una molteplicità di stimoli che aumentano giorno dopo giorno. Oggi si parla sempre più spesso di inquinamento acustico, inquinamento luminoso, di eccesso di stimoli e iperattività soprattutto nei bambini e ragazzi. Viviamo in un mondo dove tutti, o quasi, sono armati di un megafono – i social network o la rete in generale – e come antichi profeti, banditori, imbonitori o ciarlatani provano ad evangelizzarci sulla loro “vera verita” provano a venderci la panacea universale che risolverà con un operazione marketing, con uno pseudo rito magico, con la mente quantistica, con gli angeli ecc. ecc. ogni nostro problema, malanno e afflizione. Siamo bombardati da informazioni, i nostri preziosissimi smartphone si surriscaldano a forza di segnali sonori, visivi e vibrazioni e comunicarci le notifiche. Come animali davanti al predatore restiamo paralizzati. Il predatore sono le informazioni. Oggi possiamo accedere all’intero scibile umano con un dito eppure l’analfabetismo di ritorno è in continua ascesa, quasi fosse una moda o un bisogno. Per i complottisti: non credo che i rettiliali, gli Illuminati o chi per essi ci vogliano rendere degli schiavi, siamo noi che vogliamo farci schiavizzare dalla nostra pigrizia ed ignoranza. Come dice un proverbio popolare: L’ozio è padre dei vizi. Questo accade perché presi da una sorta di frenesia corriamo senza meta e non ci fermiamo mai un instante, dimentichiamo l’importanza del silenzio.

Distrarsi sé stessi o del divertissement

La distrazione da sé stessi non è cosa nuova, sono solo aumentate le possibilità di distrazione. Blaise Pascal (1623-1662), nei suoi Pensieri scrive:

L’unica cosa che ci consola delle nostre miserie è il divertimento, e intanto questa è la maggiore tra le nostre miserie. Perché è esso che principalmente ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta inavvertitamente alla perdizione. Senza di esso noi saremmo annoiati, e questa noia ci spingerebbe a cercare un mezzo più solido per uscirne. Ma il divertimento ci divaga e ci fa arrivare inavvertitamente alla morte”.

Questa ricerca del divertimento, della distrazione e direi della compagnia, compagnia che oggi per molti si traduce in una solitudine condivisa davanti ad un monitor, spesso è data da terrore di restare soli. La solitudine ci impone un confronto con la nostra interiorità, confronto che abitualmente si cerca di evitare come il peggiore dei mali. Questo confronto ci obbliga a scrutare la nostra vera essenza, le nostre più profonde paure e rimirare nello specchio il mostro che si cela dietro la maschera del nostro personaggio nella società. Di qui l’importanza del silenzio e l’importanza di imparare a convivere con esso, direi vivere nel silenzio.

Cos’è il silenzio?

Per comprendere l’importanza del silenzio, è necessario darne una minima definizione Il silenzio è un argomento affascinate, percorre la storia dell’uomo tanto negli aspetti legati alle emozioni quanto in quelli della vita sociale e politica ed in ultimo pervade gli ambiti magico-religiosi. Chissà un giorno mi cimenterò seriamente con l’importanza del silenzio. Ora torniamo ai significati di questa parola.

silènzio s. m. [dal lat. silentium, der. di silens -entis, part. pres. di silēre «tacere, non fare rumore»]. – 1. a. Assenza di rumori, di suoni, voci e sim., come condizione che si verifica in un ambiente o caratterizza una determinata situazione. Continua a leggere

Questa assenza di rumori ci rimanda ad un’altra dimensione: quella della spiritualità e dell’interiorità.

mauna (n): “silenzio”, silenzio totale e profondo; il silenzio dei guṇa; lo stato del muni, in cui la mente e l’intera individualità è risolta nella consapevolezza dell’ātman, la coscienza nel nirvikalpasahajasamādhi. È condizione imprescindibile per la realizzazione dello yoga nel suo senso più elevato. Inteso come attributo, corrisponde a  Pārvatī o Durgā, la śakti di Śiva. Secondo Śaṅkara, manua è uno dei tre segni distintivi (liṅga) del jñānin o del saṁnyāsin insieme a bālya e ṇḍitya. (Glossario Sanscrito a cura del Gruppo Kevala, Roma 2011.).

Transculturalità e pancultualità del silenzio

Chiedo scusa per la quasi illeggibilità del titolo del paragrafo, ma necessito di due parole che esprimano l’importanza del silenzio nelle diverse culture e nella maggior parte dei culti indipendentemente dalla loro distanza spazio-temporale. Questo è il motivo per cui ho dato la definizione di silenzio presa da un dizionario della lingua italiana e da un glossario sanscrito. Il silenzio è parte integrante delle culture e dei culti. L’importanza del silenzio si evince dalla unanime concordanza nelle varie religioni di come questo sia uno strumento di comprensione ed elevazione. A titolo di esempio basti ricordare l’Islam, l’Ebraismo, il Cristianesimo, l’Induismo e il Buddismo. Per l’elevazione si può ricordare un testo indù che recita più o meno così: le conoscenze o stadi inferiori si apprendono con la parola, le conoscenze o stadi superiori si apprendono con il silenzio. Il silenzio è segno della trascendenza, ma è anche uno stato dell’essere, per alcuni filosofi dell’ente. È nel silenzio che è possibile ascoltare “la voce della coscienza”, conoscere quelle istanze profonde che spesso seppelliamo con il frastuono della nostra vita quotidiana. Il silenzio è un momento di profonda comunione con sé stessi o di vero ascolto. Solo nel Silenzio, ad esempio per i pitagorici, è possibile ascoltare la musica delle sfere.

Fare silenzio, in qualche modo, è fare ordine. È iniziare a muoversi verso la conoscenza di sé stessi prima ancora che degli altri o del Mondo Universo e delle sue leggi. Immaginiamo un testo senza punteggiatura, sarebbe disordinato e non ci sarebbe la pausa per un respiro o la possibilità di evidenziare con il silenzio, con la sospensione o interruzione un passaggio importante.

Restare senza parole

Il silenzio è anche una conseguenza delle emozioni. Quando siamo molto “arrabbiati” o profondamente delusi le parole muoiono sulle labbra per lasciare spazio a un silenzio che lasci trasparire il nostro stato d’animo. Restiamo senza parole anche quando siamo colti dallo stupore. Lo stupore e la meraviglia ci avvolgono, ci stordiscono, portandoci in uno spaesamento emotivo e cognitivo. Questo spaesamento è la possibilità di entrare in contatto con parti più profonde di noi, ma anche suscitare il timore per aver momentaneamente varcato la soglia dell’ordinario, dello spazio in cui ci muoviamo abitualmente.

Restare senza parole, l’ammutolirsi e lo stupore ci riportano ad una condizione primitiva: l’infanzia.

Vi è un’altra circostanza il cui le parole muoiono perché sarebbero troppo ingombranti, inutili e distruggerebbero la “magia” del momento. È il silenzio degli amanti dopo l’amplesso. Un silenzio, pieno, gravido di emozioni, pensieri ed energie. Un silenzio di comprensione, di intimità così profondo che una singola parola, un singolo gesto troppo veloce o irruento romperebbe quel silenzio.

Curiosità: Vi è una divinità femminile del silenzio, probabilmente venerata dagli amanti, Angerona. Di Angerona si sa poco e non aveva un suo tempio. Angerona era interprete del silenzio e si ritiene che potesse sollevare dall’angoscia; era anche una divinità del nuovo anno.  Veniva rappresentata con il dito sulle labbra, come il più conosciuto Arpocrate.

Il silenzio degli iniziati

Krishna: E sono il silenzio delle segrete cose (Bhagavadgita X, 38 c), così si esprime Krishna in cui ha preso forma il Dio supremo. L’importanza del silenzio per quanti vivono il sacro, per gli iniziati ai Culti Misterici ed i seguaci delle dottrine ermetiche è capitale.

Nel XIII libro del Corpus Hermeticum è detto:

Figliolo, si tratta della Sapienza intelligente nel silenzio, e la semenza è il vero Bene”. “Ma chi è che ha seminato, padre mio? Perché non saprei proprio dirlo”. “Il volere di Dio, figliolo”. “E che caratteristiche ha la creatura generata, padre mio? Poiché non può avere parte alla sostanza che è in me”. “La creatura generata sarà diversa, sarà un dio figlio di Dio, un tutto nel Tutto, costituito da tutte le Potenze”. “Mi stai presentando un enigma, padre mio: non stai parlando come un padre al figlio”. Le verità di questo tipo, figliolo, non si possono insegnare, ma è Dio stesso a farle ricordare, quando vuole”.   Continua a leggere

Una visione simile è riscontrabile nella Gnosi Valentiniana per la quale in origine vi erano Abisso e Silenzio.

L’iniziato serba il silenzio sui Misteri come nel caso di Eleusi, silenzio che non è stato infranto; l’iniziato serba il silenzio sulle conoscenze che acquisisce per non turbare gli animi dei semplici e per non rischiare di essere scambiato per folle. L’iniziato, anche se volesse raccontare le sue scoperte, non ha parole appropriate per raccontare il trascendente con cui è in relazione.

Vi sono anche diversi tipi di silenzio tra gli iniziati ed i vari stati di comprensione hanno qualità differenti di silenzio. Di questo parlerò un’altra volta.

Su questo argomento potresti vedere: Silenzio, iniziazione e Oracoli Caldaici

Conclusione

Se sei arrivata/o a questo punto dell’articolo hai tutta la mia gratitudine. Non deve essere stato facile seguire le briciole che ho lasciato paragrafo dopo paragrafo. Sì briciole, come Pollicino, per segnare un tragitto che sarà inevitabilmente da ripercorrere anche con il rischio di perdere la strada. I paragrafi del post sono degli accenni ad argomenti che meriterebbero una trattazione più vasta ed approfondita. Il silenzio permea tutta la nostra esistenza, è un argomento vastissimo che deve essere affrontato con sguardi sempre diversi. Soprattutto quanti si occupano o asseriscono di occuparsi del così detto esoterismo o di iniziazione non dovrebbero mai dimenticare che non sono i paraocchi, ma una fame insaziabile di conoscenza e soprattutto essere onnivori del sapere non fermandosi mai alla prima cantina.

       Gioia – Salute – Prosperità

 

 

 

 

 

 

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2 Commenti

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    Renato Coda 01/03/2020 al 20:47 - Rispondi

    Il musicista John Cage ha “composto” un pezzo intitolato: 4’33”. Gli esecutori smettono di suonare per questo tempo e tutto rimane in silenzio salvo i suoni della natura perché la sede dell’esecuzione dovrebbe essere all’aperto “ove non si senta voce umana o abbaiare di cane”. Dunque assenza di suoni Causati dall’uomo. La torre di Babele che tace.

    • Michele
      Michele 02/03/2020 al 08:15 - Rispondi

      Grazie per questo contributo. ho avuto modo di ascoltare il pezzo anni fa, non ti nascondo di non averlo ben compreso all’epoca, forse ero troppo giovane. a presto

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