La Compagnia della Teppa

Compagnia della Teppa: tra vandalismo e “patriottismo”

È d’uso frequente nella nostra lingua l’uso della parola teppista, ma sappiamo da dove trae origine? In questa pagina lo scopriremo. La sua origine sta nella Compagnia della Teppa. Questa compagnia era formata da un gruppo di giovinastri e membri della piccola delinquenza. La Compagnia della Teppa era dedita a bagordi, ad una pesante goliardia, prepotenze, vandalismo ed altre attività poco nobili; si costituì a Milano nel 1817.

La compagnia della teppa, sciolta dalla polizia nel 1821, nonostante la sua breve esistenza riesce a balzare agli onori delle cronache non solo giudiziarie, ma, anche letterarie. In breve tempo il termine teppa diventa di utilizzo comune e frequente in tutta Italia per indicare la malavita delle grandi città o gruppi di persone dedite alla violenza. Non vanno dimenticati due aspetti: il primo è la diversa percezione che può esserci oggi rispetto ai ieri della “pesantezza” degli scherzi; il secondo è che Milano nel momento in opera la Compagnia della teppa è sotto la dominazione austriaca, e alcuni voglio vedere gli scherzi, se così si possono chiamare, come forme di ribellione allo straniero. Celebre è l’episodio, narrato anche da Giuseppe Rovani, di una garitta gettata nei navigli. Si vuole che i membri della Compagnia della teppa non fossero solo delinquenti di bassa lega, ma anche i rampolli di importanti famiglie milanesi.

Giovanni De Castro, nel IX volume de Il mondo secreto in qualche modo li riabilita dicendo: sull’ultimo prestò servigi patriottici alla setta dei Federati Italiani, il che in parte giova a riabilitarla.

Vi sono due possibili teorie sul nome di questa compagnia:

  • È derivato dall’appellativo dato al prato che si trovava nei giardini di piazza Castello a Milano, luogo dove si incontravano i membri di questa Compagnia. La teppa è un termine dialettale milanese che sta ad indicare il muschio;
  • Dal cappello di feltro plumée che portavano tutti gli associati. Al di là del materiale utilizzato per la foggia dei cappelli il pelo doveva essere lungo, sollevato e scomposto.

Oltre che in De Castro, troviamo la Compagnia della teppa nel romanzo Cento anni, di Giuseppe Rovani edito nel 1859, in quest’opera vi sono molte pagine dedicate a questa compagnia e si trova anche il riferimento ai Federati Italiani.

Rovani ci dà precise indicazioni su questa Compagnia e sui suoi possibili rapporti con le società segrete: Di questa compagnia, che fece gran rumore in Milano dal 1818 al 1821, non rimane altra memoria che nella tradizione orale o nella testimonianza di alquanti galantuomini ancor vivi, sebbene non più giovani, che nella loro diversa qualità di bastonatori o di bastonati, furono o parte attiva di essa o vittime tragicomiche. Non v’è libro stampato, nemmeno tra i più fuggitivi di quel tempo, dove se ne tenga parola; soltanto ne esiste il processo firmato dall’attuaro Lomazzi; vi è una relazione scritta da un tal Milesi, che abbiamo tra mano; e se ne parla nel diario manoscritto del canonico Mantovani. Sul Giornale di Napoli, appena quel periodico venne a sapere (com’egli disse con parole per noi lusinghiere) che noi attendevamo a trattarne distesamente, uscì un articolo sulla Compagnia della Teppa. Quasi contemporaneamente ne uscì un altro sul Pungolo, milanese.

Ma noi, ringraziando que’ due periodici delle parole gentili espresse a nostro riguardo, osiamo asserire che il ritratto che essi fecero della famosa compagnia non è conforme all’originale, e che però siamo indotti a credere l’abbiano confusa con qualche altra. Essi la fanno scaturire come una guasta propaggine della Carboneria, e pongono la sua durata dal 1821 al 1829. Ma non c’è nulla di men vero; chè, sorta invece nel 1817, essa era già dispersa e soffocata nell’anno 1821. E fu precisamente nei giorni estremi della sua vita che la parte più generosa di quel corpo immorale, sotto la falsa luce delle orgie e delle prepotenze (che il governo austriaco tollerava e forse ajutava), si convertì repentinamente, prestando mano a quella società segreta che si costituì allora tra noi non già col nome di Carbonari, ma di Federati, e tramutando le così dette Vendite in altrettante Chiese, di cui la principale era a Milano, le figliali in tutte le città dell’Alta Italia e dell’Emilia.

Se la Compagnia della Teppa non avesse avuto un tale esito, per verità che non meritava la pena che la storia e l’arte se ne occupassero. Come episodio comico avrebbe forse potuto provocare qualche ilarità; ma gl’intenti quasi sempre bassi e triviali, a lungo andare, avrebbero soffocato anche il riso nelle bocche dei lettori onesti. Soltanto essa diventa un fatto assai degno della riflessione dei pensatori, quando la si considera come una occasione, sebbene fortuita, di gravi avvenimenti.

Ispirandosi agli aspetti goliardici della Compagnia il regista Corrado d’Errico nel 1941 ne fa un film.

Per oggi può bastare

      Gioia – Salute – Prosperità

 

 

 

 

 

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2 Commenti

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    Giovanni 06/01/2020 al 10:41 - Rispondi

    Noto una certa analogia con il brigantaggio e con la sua funzione antiborbonica, per certi aspetti.

    • Michele
      Michele 06/01/2020 al 10:47 - Rispondi

      Buongiorno Giovanni, il Brigantaggio è più complesso anche se una analogia dal punto di vista della criminalità vi può essere. I teppisti erano degli sbandati ed hanno avuto vita breve e circostanziata nei territori di Milano.

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