La circolarità del silenzio

Chiosa ad un brano del settimo paragrafo del III libro della teologia platonica. La circolarità del silenzio e la sua importanza.

 

Perché tornare al silenzio? Perché parlare della circolarità del silenzio? Perché farlo partendo dall’accenno al silenzio fatto Proclo nel brano sotto riportato?

Prima di rispondere, di accennare una risposta, alle domande appena poste mi piacerebbe leggessi il brano di Proclo.

Una volta stabilite da noi preventivamente queste distinzioni, mettiamoci a trattare degli ordinamenti divini cominciando dall’alto, introducendo a partire dall’Uno tutti gli ordinamenti degli dei nella loro totalità e facendoci accompagnare da Platone: in primo luogo ricavando tutte le singole concezioni dagli altri dialoghi connettiamole per mezzo dei ragionamenti inconfutabili, e in seguito connettiamo così anche le conclusioni del Parmenide alle processioni divine e confrontiamole con queste ultime, e mettiamo in rapporto le prime conclusioni alle prime processioni, e le conclusioni che vengono per ultime alle ultime processioni.

A questo punto dobbiamo riprendere la mistica dottrina sull’Uno, per celebrare, procedendo <<per la nostra via>>, a partire dal Principio Primo i secondi e i terzi principi del Tutto. Di fatto a tutti quanti gli enti preesiste una Causa unica, trascendente ed impartecipabile, ineffabile ed indicibile per ogni ragionamento, ma pure inconoscibile ed incoglibile per ogni conoscenza, che da un lato fa apparire da sé tutte e le cose, e che dall’altro preesiste in modo ineffabile a tutte le cose; e che per un verso fa rivolgere tutte le cose verso di sé, e che per un altro è il fine supremo di tutte. Ebbene questa Causa,  che risulta realmente trascendere in modo separato tutte le altre cause, che fa sussistere in modo unitario da un lato tutte le enadi delle realtà divine, e dall’altro tutti i generi e le processioni degli enti, Socrate nella Repubblica la chiama <<il Bene>> e attraverso l’analogia con il sole svela la sua meravigliosa ed inconoscibile superiorità rispetto a tutti gli intellegibili; a sua volta Parmenide la chiama Uno, e d’altro canto attraverso le negazioni, dimostra che la trascendente ed ineffabile realtà di questo Uno è causa della totalità delle cose; poi nella Lettera a Dionisio, il discorso, procedendo per enigmi, celebra tale Causa come quella <<attorno alla quale sono tutte le cose>> e come <<causa di tutte le cose belle>>; infine Socrate nel Filebo onora questa Causa quale principio che fa sussistere la totalità delle cose, proprio per il fatto che è causa di ogni natura divina: infatti tutti gli dei ottengono di essere dei ad opera del Primo Dio.

Dunque sia che risulti lecito chiamarla “Fonte della natura divina”, sia “Re di tutte le cose”, sia “Enade di tutte leenadi”, sia “Bontà generatrice della verità”, sia “Realtà che trascende tutte quante queste realtà” e “al di là di tutte le cause” sia di quelle paterne sia di quelle generatrici, questa Causa sia onorata da noi con il silenzio e con l’unificazione che precede il silenzio e che essa faccia risplendere il destino “del mistico compimento” che si confà alle nostre anime; si contemplino poi con l’intelletto le due sorte di principi che procedono a partire da essa e dopo essa. Cos’altro infatti si deve porre dopo l’unità della natura divina universale se non la diade dei prinicipi? (Proclo, Teologia Platonica, libro III,7, Bompiani, Milano 2012, pp. 337-339).  

Tornare al silenzio

Del silenzio ho parlato in alcuni post come ad esempio in questo: L’importanza del silenzio nella vita quotidiana e spirituale. Non bastano poche parole per parlare approfonditamente del silenzio e non sono le parole l’elemento più importante per penetrare e comprendere il silenzio. Questo è tanto uno stato quanto un luogo dell’essere, dell’esserci (inteso come l’essere che sono nella caducità del qui e dell’ora); in alcuni luoghi è necessario tornare per comprenderli e farli propri. È necessario volgere al silenzio, essere nel silenzio, soprattutto in un’epoca chiassosa e cacofonica come la nostra. Se il silenzio è importante nella vita quotidiana è imprescindibile in quella iniziatica: qualunque Via si percorra.

Il silenzio è prima e dopo le parole come ad esempio nel best-seller per eccellenza:

Nella Bibbia la parola non è né all’inizio né alla fine, ma è, ai due capi, sopraffatta dal silenzio, poiché il silenzio è all’inizio della Bibbia, nel pro-logo caotico che non ha mai conosciuto parola alcuna e i cui riferimenti esistenziali sono la notte e la morte, e poiché il silenzio è anche alla fine, al di là della Bibbia, nella zona di brusca estinzione del dialogo profetico, zona la cui notte ancora adesso ci adombra. (A. Neher, L’esilio della parola, Medusa edizioni, Milano 2010, p. 146).

Se il mondo chiassoso e confuso, se imbonitori e cacofonici pseudo iniziati fanno parte dell’universo della mala parola, il silenzio riavvicina al bello, al buono al giusto, al vero. È uno degli elementi imprescindibili per una rinnovata, ristabilita armonia. Si potrebbe affermare che: il silenzio è il luogo dal quale si salpa e l’ultimo porto cui si approda.

 

La circolarità del silenzio

 

Il nostro modo di vivere è spesso “lineare”, ovvero, spesso tutta la nostra esistenza è vista come una linea che parte da un punto A e giunge ad un punto B. Allo stesso modo la vita dello “spirito”, dello “pneuma” è vista come una linea verticale di ascesa, ma è davvero così? Non possono queste poche parole rispondere ad una domanda che è inevitabilmente retorica in questa sede e porterebbe il discorso al simbolismo della croce prima e della Rosa + Croce poi.

Il silenzio, quello dell’iniziato, non procede dal punto A al punto B, la sua rappresentazione grafico simbolica è più simile all’Uroboro o allo zero sino ad arrivare al doppio zero affiancato: l’infinito.

Questa raffigurazione grafica, trasposta su un modello tridimensionale genera la sfera. Per precisione nella geometria euclidea si definisce sfera il solido ottenuto dalla rotazione di un semicerchio attorno al suo diametro.

La sfericità ci riporta immediatamente al rapporto tra macrocosmo e microcosmo. Può essere utile ricordare la seconda definizione di Dio nel Libro dei XXIV Filosofi: Dio è una sfera infinita, il cui centro è ovunque e la circonferenza in nessun luogo.

Il silenzio nella raffigurazione grafica data, comprende il percorso dell’iniziato sia verso il punto più basso – basso e alto per l’iniziato realizzato perdono di significato, altrove vedremo il perché – dell’esistente attraverso il suo viaggio nel V.I.T.R.I.O.L. (Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem) sia verso quello più alto, lo Zenit della conoscenza. È nel silenzio che la massima luce e la tenebra fitta si incontrano, è nel silenzio la trasformazione del caos in ordine ed il balzo dell’elevazione spirituale. Nel silenzio muore il profano per nascere iniziato, e si potrebbe arrivare ad eguagliare la morte al grande silenzio di quanti trascendo l’esperienza sensibile.

In questa circolarità si rende palese la differenza tra il silenzio affamato e predatore del neofita o dell’Apprendista e il silenzio “gravido”, pieno, consapevole dell’iniziato ai Misteri. È appena il caso di accennare ad esempio alla differenza tra il silenzio dell’Apprendista Accettato libero muratore ed il silenzio che si incontra in alcuni gradi dei Riti massonici superiori[1] e di perfezionamento come ad esempio il Maestro Segreto o il Maestro Discreto. Questo passaggio tra i vari stadi e stati di silenzio è una delle manifestazioni della circolarità del silenzio, anche perché ogni maestro, non solo massone, sa che è ancora un Apprendista.

 

Perché Proclo?

 

 

Proclo è una scusa, una provocazione sia in riferimento alla circolarità del silenzio sia per il passo citato. So di non aver detto nulla su Proclo e di non aver contestualizzato la citazione, ma vi è un perché. Sarebbe stato certamente comodo per il lettore avere una descrizione o un link alla vita e alle opere dell’autore citato, sarebbe stato più che comodo avere anche i riferimenti e le connessioni alla Magia, alla Teurgia e agli Oracoli Caldaici, ma la comodità ha un prezzo: l’assenza di ricerca. Questa è uno dei mali che affliggono la modernità in generale e il mondo della Philosophia Hermetica, dell’esoterismo, dell’occultismo e via dicendo in particolare.   

Se da un lato certamente tornerò a parlare e riflettere su, di e con Proclo dall’altro mi piacerebbe lottare con te contro questo male a favore di una ritrovata minima capacità di pensiero, libero sarebbe sperare troppo di questi tempi, un senso critico che può nascere solo dalla fatica della conoscenza.

Molti si accontentano di verità, risultati o “ritualetti” preconfezionati, troppi hanno bisogno di nuovi dogmi, spero che tu non appartenga a questo manipolo e che perdonerai il vezzo di una “pedagogia dell’occulto” fatta di frammenti e provocazioni.

Probabilmente è meglio che mi taccia e torni alla circolarità del silenzio.

     Gioia – Salute – Prosperità

 

 

 

[1] Per superiori o Riti di perfezionamento si intendono i Corpi Rituali che cooptano al loro interno solo frammassoni che hanno raggiunto il magistero. Quindi superiore non è da intendersi come qualificativo nel senso di migliore, ma, semplicemente che sta sopra in una enumerazione.

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4 Commenti

  1. Avatar
    Andrea Marocchi 30/08/2020 al 17:52 - Rispondi

    Un testo ispirato, una scintilla di intuizione intellettuale, apre la via a molti pensieri ed a lunghe meditazioni …in silenzio
    Grazie Michele

    • Michele
      Michele 30/08/2020 al 18:17 - Rispondi

      Grazie mille Andrea .

  2. Avatar
    Mario Barbarossa 31/08/2020 al 22:46 - Rispondi

    ..non si trova Silenzio, in questa Lettura :. se non, nel solo…. nel riposo della lingua. Grazie

    • Michele
      Michele 02/09/2020 al 06:34 - Rispondi

      Buongiorno Mario, grazie per questa riflessione.

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