Corona Virus: gli attacchi di panico che ci siamo meritati

Ansia, follia, sgomento e attacchi di panico. Chiosa eterodossa e sgrammaticata agli avvenimenti di queste settimane.

La colpa di questi attacchi di panico è mia e tua. Non parliamo di colpa, il rimando ad immaginari troppo religiosi rovinerebbe in partenza questo pippone gratuito. Potrei dare la responsabilità al ’68, al ’77, alle religioni, agli atei, ai massoni ed illuminati (un po’ di teoria del gomplotto non guasta mai), all’Europa, ai servizi segreti cinesi e chi più ne ha, più ne metta. Invece no, questa volta la responsabilità è individuale. Se non ricordo male nei Vangeli gnostici (Tommaso?) è scritto: L’ignoranza è la madre di ogni male. Su questo argomento tornerò in modo più approfondito, ma è un buon incipit per parlare degli attacchi di panico che stanno subendo più o meno tutti in questo periodo.

Qualche tempo fa ti avevo parlato e riportato la Preghiera a Pan di Platone, qui il post. Quale collegamento hanno una preghiera, gli attacchi di panico e l’ignoranza?

Nota Bene: Puoi saltare i pippotti per snellire la lettura! Puoi anche saltare la maggior parte delle citazioni se hai fretta, il contenuto del post resterà invariato, o quasi.

Pippotto n°1 Preghiera. Questa simpatica parola deriva dal latino. Il Vocabolario Treccani ci dice: s. f. [dal provenz. preguiera (lat. pop. *precaria, sostantivazione femm. dell’agg. precarius «ottenuto con preghiere; precario»: v. precario1)]. – L’atto del pregare, le parole con cui si prega, secondo i sign. fondamentali del verbo. Continua a leggere il vocabolario cliccando qui. L’etimologia ci rimanda al verbo prĕcor che ha tra i suoi significati pregare, implorare o augurarsi, invocare. Da prĕcor abbiamo prĕcārĭus, parola purtroppo nota a quanti si affacciano (e non solo) al mondo del lavoro, i cui significati sono di massima: ottenuto con preghiere, o in senso figurato precario, incerto, passeggero ed infine, che appartiene ad altri. Con una malferma interpretazione etimologica potremmo dire che preghiera significa:chiedere in modo supplice e deferente qualcosa che potrebbe non arrivare e che se dovesse arrivare sarà probabilmente transitoria e comunque apparterrà ad altri.

Pan è il personaggio chiave di questa storiella, l’ignoranza è la protagonista da premio Oscar e gli attacchi di panico, – non in senso clinico, chiedo venia a psicologi, psichiatri e quanti stanno già scalpitando – sono la conseguenza delle nostre scellerate azioni.  

Assodato che di Miss Ignoranza e del suo fascino ti parlerò a lungo, troppo a lungo, così a lungo che smetterai di leggermi e ti chiederai perché mai hai messo un like a qualche mio post è arrivato il momento di far entrare in scena (rullo di tamburi): il grande Pan, lo sciupafemmine, il dio con il piede caprino e le corna (ti ricorda qualcuno?), l’unico suonatore di siringa non eroinomane, detto Aegocero.

Pippotto n° 2 Pandemio. In queste concitate e confuse ore sta per essere dichiarata dalla Organizzazione Mondiale della Sanità la Pandemia, scritto così ti evoca qualcuno? Pandemia è sorella o figlia di Pandemio: che appartiene a tutti. Questa parola è un epiteto che nel mondo classico era dato ad esempio a Eros (non Ramazzotti).

Di Pan sappiamo poco o forse troppo conosciamo, questo può creare confusione, per alcuni non v’era un unico Pan nell’Olimpo. Ci sono varie versioni sulla nascita di Pan e molti sono i suoi possibili padri, come si sul dire: Mater semper certa est, pater numquam. Io per ovvi motivi sono del partito che attribuisce la paternità di Pan ad Hermes (non lo stilista). Per conoscerlo meglio ti riporto l’Inno a Pan tratto dagli inni omerici (traduzione di Ettore Romagnoli 1914):

Inno a Pan

Cantami, o Musa, il figlio d’Ermète diletto, bicorne,

vago di strèpiti, pie’ di capra: per valli e per selve

ei con le Ninfe errare costuma, le vaghe dei balli,

che battono le balze scoscese, le vette dei monti,

Pan invocando coi gridi, dei pascoli il Dio chiomabella,

l’irsuto, a cui son sacre le cime coperte di neve,

i vertici sublimi dei monti, i sentieri di rocce.

È suo costume vagare qua e là per i folti macchioni.

Siede talvolta presso le molli correnti dei fiumi:

supera poi sentieri di rupi precipiti, ed alto,

su la più alta vetta, s’inerpica, e guarda la greggia.

Spesso traverso ai gioghi si lancia dei fulgidi monti,

spesso alle loro falde sospinge le fiere alla caccia,

ch’à le pupille aguzze. Sul vespero, lascia la caccia,

torna soletto, e canta, dai giunchi una flebil melode

soavemente esprime; né vincerlo al canto potrebbe,

a primavera, quando germogliano i fiori, l’augello

che giù dai rami effonde, con voce di miele, il suo lagno.

Le Ninfe, acute voci, che vagan pei monti, con lui

errano allora, e danze vicino alle brune fontane

tessono; e fioca l’eco circonda la cima del monte.

E il Nume va danzando qua e là, poi si caccia nel mezzo

coi fitti passi: il dorso gli copre una pelle di lince

fulgida; e il cuore allegra al suono dei cantici acuti,

sovresso il molle prato danzando, ove il croco e il giacinto

florido, tutto olezzante, senza ordine crescon fra l’erbe.

 

E il grande Olimpo esaltan nel canto, ed i Numi beati,

e, più degli altri, Ermète benevolo onorano a parte,

dei Numi agile araldo. Raccontan come egli una volta

venne in Arcadia, irrigua di fonti, nutrice di greggi,

dove per lui verdeggia la sacra selvetta cillènia;

e qui, sebbene Iddio, pasturava le greggi villose,

presso un mortale: ché còlto lo aveva una languida brama

di Dríope chioma bella, di giungersi seco in amore.

E furono compiute le floride nozze, ed un figlio

caro ad Ermète nacque, che parve un prodigio a vederlo,

bicorne, pie’ di capra, di strepiti vago e di risa.

Balzò su, fuggi via la nutrice, lasciando il bambino,

ché sbigottí, vedendo l’aspetto spiacente e la barba;

ma lo raccolse Ermète, benevolo Nume, da terra,

lo prese fra le braccia, col cuore di gioia ricolmo.

Ed alle sedi ascese dei Numi, tenendo il bambino

nascosto entro la pelle villosa di lepre montana,

e presso Giove sede’, presso gli altri Beati d’Olimpo,

e il figlio suo mostrò. Tutti quanti ne furono lieti

i Numi; e più degli altri, Dïòniso amico dell’orge;

e lo chiamarono Pan, perché tutti avea resi giocondi.

 

     E dunque, a te, salute, Signore: il mio canto è preghiera:

io mi ricorderò d’esaltarti in un carme novello.

 

Pan è un dio particolare, c’è chi vuole che sia l’unico “mortale” tra gli dei. Non mi credi? Ecco cosa dice Plutarco nel De defectu oraculorum: Il grande Pan è morto! Qui si potrebbe aprire un Cold case, chi lo ha ucciso? Perché grande e non dio? Ma questa è un’altra storia…

… ti starai chiedendo quanto dura questo post e soprattutto dove voglio giungere. Non chiedertelo, prepara una bevanda calda e accomodati in poltrona, sto procedendo nel tagliare il superfluo o forse con spirito panico ed ermetico ad eliminare l’essenziale.

Pan nella nostra lingua significa tutto, spesso è il primo elemento di parole composte come ad esempio panteismo o panpsichismo. L’origine del nome è nel greco paein che significa pascolare e Pan in giro per radure e boschi tutte le ninfe voleva e “pascolando pascolando” con il suo urlo terrificante scatenava attacchi di panico nei viandanti che attraversavano i boschi. Ci sarebbe di più oltre la goliardia di Pan, ci sarebbe da scavare nei rituali di antiche congreghe da non scambiare con il new age e Wikka varie. In questa chiosa eterodossa non posso non ricordare, che il panico può avere anche degli aspetti positivi come una profonda comunione con la natura, un momento quasi estatico.

Pippotto n° 3 Panismo: s. m. [der. di panico agg.], lett. – [sentimento di comunione gioiosa dell’uomo con la natura] ≈ (lett.) panicità. O s. m. [der. di pànico]. – Sentimento panico (nel sign. 1 b dell’agg.), concezione panica della vita, della natura, spec. con riferimento all’atteggiamento di alcuni poeti e al carattere della loro poesia: il p. sensuale di D’Annunzio. Grazie Treccani!

Non solo panico come paura, sgomento terrore, ma anche come gioia, estasi e mi scappa da dire entusiasmo.

Pippotto n° 4 Entuiasmo s. m. [dal gr. ἐνϑουσιασμός, der. di ἐνϑουσιάζω «essere ispirato», da ἔνϑεος, comp. di ἐν «in» e ϑεός «dio»]. – 1. Presso i Greci, la condizione di chi era invaso da una forza o furore divino (ἔνϑεος), cioè della pitonessa, dell’indovino, del sacerdote, nonché del poeta, che si pensava ispirato da un dio. Continua a leggere.

Non voglio portare acqua al mulino delle scuole iniziatiche,  neanche sparare ferocemente sulle teorie del gomplotto, ma dovrebbe iniziare ad esserti più chiaro che ogni circostanza della nostra esistenza ha quanto meno due possibili risvolti e spesso quello più bello lo dimentichiamo per ignoranza o perché è più facile piangersi addosso o essere pecorelle ordinate di un gregge. Non sarebbe meglio essere un capro urlante?

Se mi hai seguito sin qui, oltre a meritare una medaglia al valor civile, dovrebbe iniziare ad esserti più chiaro quanto voglio dire. Devo ancora parlare dell’ignoranza, della mia e della tua responsabilità, dare la definizione di attacchi di panico e soprattutto una conclusione da accendini accesi e reggiseni che volano come nei migliori concerti. Sappiamo entrambi che non analizzerò tutto ciò qui ed ora, ma…

…dammi tempo, rilassati, non penserai che chiuda così il post; il mio lato sadico sta pensando di citare 43 pagine dal Saggio su Pan di Hillman e poi commentarle parola per parola. Potrei essere denunciato per crimini contro l’umanità, solo per questo mi astengo, per ora. Ti riporto giusto qualche frase, presa a caso, dal succitato libro di James solo per dimostare che ho studiato:

            Prima di tutto dobbiamo ricordare che l’esperienza di Pan sfugge al controllo del soggetto volitivo e della sua psicologia egoica. Anche dove la volontà e l’io massimamente risoluto, e sto pensando qui agli uomini in battaglia, Pan appare, determinando attraverso il panico l’esito della mischia. Due volte nell’antichità (a Maratona e contro i Celti nel 277 a.C.). Pan apparve e i Greci conquistarono la vittoria. Egli veniva commemorato con Nike. La fuga panica è una reazione protettiva anche se nella sua cecità il risultato può essere la morte in massa. L’aspetto protettivo della natura che appare in Pan si rivela, olre che nella sua affinità con i pastori, o nella radice (pan) di “pastore”, “pastorale” e pabulum (nutrimento), anche nel suo ruolo nel seguito di Dioniso, dove Pan porta lo scudo del Dio nella marcia verso l’India.

[…] Pan è allo stesso tempo distruttore e preservatore, e i due aspetti appaiono alla psiche in stretta prossimità.

[…] La tradizione filosofica occidentale, fin dai suoi inizi nei presocratici e nell’Antico Testamento. Ha mantenuto un pregiudizio contro le immagini (phantasia) preferendo loro le astrazioni del pensiero. Nel periodo che ha inizio con Cartesio e l’Illuminismo, durante il quale la concettualizzazione mantenne il predominio, la tendenza della psiche a personificare venne sdegnosamente respinta come antropomorfismo. (pp. 52-55).

La prima parte del dire di Hillman è riferita agli attacchi di panico così come noi li conosciamo e che molti in questi giorni vivono o fanno in modo di far vivere agli altri. Il cuore del discorso sottolinea come Pan sia tanto distruttore quanto preservatore. Spero che l’essenza di questo discorso inizi ad esserti chiara: tu puoi decidere quale panico vivere e diffondere. Quello negativo o quello positivo?

In questi anni abbiamo deciso di rincoglionirci con gattini suoi social network, con viscide perversioni sessual voyeuristiche guardando morbosamente case, isole ecc., drogandoci di calcio sette volte la settimana, considerando i libri inutili oggetti del passato e cosa più grave smettendo di pensare, demandando la responsabilità del pensiero, che è azione, a qualcun altro – non sempre qualificato a farlo -. Abbiamo avuto come unico scopo i dividendi degli azionisti o le lotte religiose – tra queste anche quelle antireligiose – o diventare membri di altre sette portatrici di odio come certe forme di veganismo estremo contro gli onnivori. Su tutte, forse, la colpa più grave è l’aver cancellato dal nostro cuore e dal nostro essere la Fantasia, il Sacro e l’Amore. Questa è la peggior forma di ignoranza!

 

 

Devo tacermi, non per paura di allungare questo post all’infinito, ma perché hai abbastanza elementi per decidere e come Neo dovrai prendere una decisione: panico bianco o panico nero?

Se continuerai a lasciarti lobotomizzare dagli algoritmi dei tuoi Social, di Google ecc., se permetterai di farti trattare come la bianca docile pecorella del gregge, se permetterai a qualcuno di vivere e pensare per te, se il tuo voyeurismo onanista è più forte della pulsione alla vita, se continuerai a condividere qualunque informazione senza passarla al setaccio, probabilmente sei un untore o untrice di questa nuova peste. Sei uno/una dei portatori involontari di attacchi di panico. Tranquillo/a prendi la pillola del panico nera e non ti accorgerai di nulla.

Se invece ti emozioni, oltre alla ragione, che troppi mostri sta generando, vivi di fantasia ed emozioni, se i tuoi lombi ti spingono ad essere satiro urlante in una dionisiaca orgia nella natura, se senti che puoi e devi essere il protagonista delle tue azioni e dubiti perché sai che la Verità è sconosciuta all’uomo, se sei pronto a combattere perché si possa cercare la verità e sei disposto/ad impugnare tutti i giorni il caduceo nella destra e lo scudo di Dioniso nella sinistra, vai è diffondi attacchi Panico Bianco, in nome del Sacro e dell’Amore.

                                                                                                                                                                       Gioia – Salute – Prosperità

 

 

 

P.S. non dire andrà tutto bene, ma io/noi faremo di tutto per far andare tutto bene.

P.S. 2 la scelta dei colori del panico e casuale o quasi. la mia? è noto che più che un Capro sia una capra! 🙂

 

Photo by Daniele Levis Pelusi on Unsplash

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