Anno scolastico 2020/2021: rivoluzione, utopia e conoscenza

Anno scolastico 2020/2021 riflessioni disordinate partendo dalla lettura di Prendere tempo, un’utopia dell’educazione di Marc Augé

 

Dai blocchi di partenza studenti, insegnanti, genitori ecc. attendo l’inconfondibile suono della pistola, ops campanella, che segni l’inizio dell’Anno scolastico 2020/2021. Certamente sarà una falsa partenza per le scuole sede di seggio elettorale e probabilmente lo sarà per la confusione che regna sovrana a più livelli e in più luoghi; se alla confusione aggiungiamo la paura avremo un mix esplosivo.

La scuola depauperata della sua funzione d’accesso alla conoscenza diventa il luogo dello scontro per battaglie di potere, demagogia e asservimento delle future generazioni al nulla e all’Internazionale dell’egoismo e della lobotomizzazione di massa.

Su educazione e futuro tornano utili le parole di Marc Augé in risposta alla domanda posta da Filippo la Porta: Esiste secondo te un diritto al futuro, oggi negato dalla società?

            A questo proposito occorre fare una riflessione ad ampio respiro. Il sentimento di abbandono che abita i giovani è dovuto innanzitutto al fatto che essi sono stati privato del lavoro. Al di là dell’esclusione lavorativa, ve n’è anche un’altra ancora più consistente, che si traduce nei fallimenti scolastici, in forme di isolamento, nella formazione di bande giovanili. Trovare un rimedio a questa situazione non è semplice.

            Sono convinto che l’unica utopia in grado di farsi valere oggi sia quella dell’educazione per tutti. Da questo punto di vista, bisognerebbe attuare una vera e propria rivoluzione. Si tratta davvero di un’utopia, perché se guardiamo i programmi scolastici osserviamo facilmente che la tendenza attuale è opposta: nel migliore dei mondi possibili, l’educazione dovrebbe essere uguale per tutti, e, soprattutto, efficace. È forse solo un ideale, ma possiamo individuare degli errori, seppure piccoli, e suggerire delle modifiche, offrire un orientamento.

            Mi concedo qui il piacere di abbozzare alcune linee generali. In primo luogo, non bisogna pensare che la prosperità economica vada di pari passo con lo sviluppo dell’educazione. Vale esattamente il contrario: più l’educazione aumenta, più l’economia funziona. Inoltre, dovremmo invertire anche il rapporto tra scienze fondamentali e scienze applicate. L’essenziale è sapere cosa conosciamo; le applicazioni, poi, si trasformano subito in consumi.

            Mi rendo conto del carattere utopico delle mie parole, ma penso che dovremmo fare di tutto per provare a implementare un vero e proprio capovolgimento della nostra mentalità; scardinare, ad esempio, l’idea diffusa secondo la quale le università sono fatte per trovare lavoro. Al contrario, bisognerebbe pensare che il compito dell’università consista nel formare i giovani, nell’istruirli, e non nel trovare loro un impego.

            Si tratta certamente di un piano ideale, e nondimeno credo che potrebbe orientare e plasmare in modo benefico le nostre condotte.

            Filippo la Porta

            Un ex ministro della Repubblica italiana ha detto in modo sprezzante che con la cultura non si mangia.

            Marc Augé

            Ecco, bisognerebbe pensare esattamente il contrario!”. (Marc Augé, Prendere tempo, un’utopia dell’educazione, Castelvecchi, Roma 2016, pp. 9-11).

 

Torniamo all’Anno scolastico 2020/2021. Il grassetto nella citazione è il mio, ho voluto evidenziare due parole che oggi potrebbero apparire desuete, antiche o persino inutili.

Utopia: s. f. [dal nome fittizio di un paese ideale, coniato da Tommaso Moro nel suo famoso libro Libellus … de optimo reipublicae statu deque nova Insula Utopia (1516), con le voci greche οὐ «non» e τόπος «luogo»; quindi «luogo che non esiste»]. – 1. Formulazione di un assetto politico, sociale, religioso che non trova riscontro nella realtà ma che viene proposto come ideale e come modello; il termine è talvolta assunto con valore fortemente limitativo (modello non realizzabile, astratto), altre volte invece se ne sottolinea la forza critica verso situazioni esistenti e la positiva capacità di orientare forme di rinnovamento sociale (in questo senso utopia è stata contrapposta a ideologia). Questa la definizione da vocabolario, qui la definizione completa del vocabolario Treccani.

Con la caduta delle ideologie, con la demagogia imperante, con l’Internazionale dell’egoismo che spadroneggia, con l’eccesso di semplificazione che non porterà mai ad avere denti abbastanza forti per masticare e ci lascerà in un eterno pre-svezzamento l’unica possibilità di salvezza, escludendo volutamente credenze più o meno superstizione in mondi ultrasensibili, è l’utopia.

L’utopia che è legata a doppio filo con il sognare. Il sogno, l’ideale (inteso come idea) dovrebbero essere uno dei requisiti primari degli insegnanti,  – dovrebbero sognare, non di abbandonare una classe per un avvicinamento di qualche kilometro alla sede desiderata, non di andare in pensione o ammazzare le giornate in aula – questi dovrebbero trasmettere la forza la potenza del “sogno” ad i discenti di ogni ordine e grado ed i discenti dovrebbero slegarsi dalla materia, dall’essere consumatori e tornare ad essere quello che sono: pura vita che divampa.

 

            Se avrete i banchi con le rotelle organizzate gare clandestine nei corridoi.

 

Rivoluzione: Mutamento radicale di un ordine statuale e sociale, nei suoi aspetti economici e politici: a. In senso stretto, il processo rapido, e per lo più violento, attraverso il quale ceti, classi o gruppi sociali, ovvero intere popolazioni, sentendosi non sufficientemente rappresentate dalle vigenti istituzioni, limitate nei diritti o nella distribuzione della ricchezza che hanno concorso a produrre, sovvertono tali istituzioni al fine di modificarle profondamente e di stabilire un nuovo ordinamento. (qui la definizione completa del vocabolario Treccani).

La rivoluzione e la guerra sono fatte dai giovani, ma per fare la rivoluzione bisogna essere capaci di sognare o essere stati plagiati, piegati e indottrinati da qualcuno. Gli insegnanti più che insegnare ad esempio in che anno è stata pubblicata la Critica della ragion pura di Kant, dovrebbero insegnare ad i nostri ragazzi come pensare autonomamente a come evitare di farsi mettere i paraocchi ed imparare a masticare e non vivere di omogeneizzati. Può chi non ha una vocazione, chi non ha vibrato d’amore e passione insegnare l’amore e la passione?

La più grande rivoluzione che nell’Anno scolastico 2020/2021 utopicamente dovrebbe vedere uniti in battaglia discenti e docenti è la battaglia per la conoscenza, la battaglia per la cultura. Una battaglia senza quartiere e senza futili ideologie contro i lobotomizzati o imbroglioni che vorrebbero le prossime generazioni vincolate solo ed esclusivamente al consumo e al non pensiero.

Sia chiaro, la rivoluzione utopica di cui sto parlando e che sto auspicando non è una volgare rivoluzione di piazza composta per la maggior parte ma brutali negletti facinorosi cresciuti con omogeneizzati a base di demagogia, pseudopolitica ed odio per la diversità. Quella che auspico è una rivoluzione programmatica sin quasi permanente con una visione a lungo termine, un progetto per la cattedrale che solo le future generazioni vedranno edificata.

Prima di chiudere questo post, questa superficiale riflessione e augurio per l’anno scolastico 2020/2021, darei nuovamente la parola a Marc Augé:

            Altra considerazione utile al ragionamento: non si può parlare dell’uomo in generale senza pensare all’uomo concreto. Questo riporta le nostre considerazioni al discorso educativo, alla mia idea di “utopia dell’educazione” come ideale dell’umanità in quanto società che garantisce giuridicamente un paritario accesso alla conoscenza. È vero, come affermavamo sopra, che nel nostro mondo avanza l’ineguaglianza: l’ineguaglianza delle fortune, è evidente, ma anche della conoscenza. Man mano che la gente progredisce, si accresce al tempo stesso l’ignoranza. Questo doppio aspetto è foriero di minacce e violenza di varia natura.

            Dovremmo dunque lavorare, per quanto ci è possibile, alla realizzazione di un’utopia dell’educazione. Parlo di “utopia” perché per il momento siamo ancora molto molto lontani dal raggiungerla, ma è comunque un’utopia realizzabile progressivamente, se finalmente faremo una rivoluzione intellettuale che ponga nel giusto rilievo la nostra priorità: la conoscenza”. ((Marc Augé, Prendere tempo, un’utopia dell’educazione, Castelvecchi, Roma 2016, pp. 33-34).

È arrivato il momento di chiudere questo articolo, continuarlo lo renderebbe ancora più noioso e rischierebbe di superare le 100 pagine. Voglio chiudere con un augurio, che in realtà è una speranza, rivolto a studenti, insegnanti e genitori: siate utopici rivoluzionari, la vostra sete di conoscenza non si estingua.

 Gioia – Salute – Prosperità

 

 

 

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