You are my antidote – una storia –

Acqua: You are my antidote Capitolo I

 

Nuoto nella speranza di affogare le mie maschere e nello sforzo rompere il fiato per far tornare alla luce il “me” sepolto da sovrastrutture e paure. Levando la testa dall’acqua verso destra, fiducioso di “imbarcare” più aria che acqua, scorgo dalle finestre poste al bordo della vasca una luminosa giornata d’autunno spazzata dal vento del Nord.

Sento il fuoco salire dalle viscere sino ad avvolgere il cuore, l’acqua può a stento arginarlo. Reimmergendo la testa, nera riga diviene un serpente fluttuante, è l’ora, l’eclissi avvolge il sole e i demoni danzano attorno al cuore. Tua voce, non sono mai riuscito a zittirla:

Can’t you see, tell me why

You still linger in a world of strife

Your heart bleeds, you’re dead inside

Love to you is like cyanide

Come undone, fallen one

Your spirit and your hope’s long gone

Battles lost, none are won

You’re hailing from a broken home

Can’t you see, tell me why

You still linger in a world of strife

Your heart bleeds, you’re dead inside

Love to you is like cyanide

(SIRENIA – Love Like Cyanide)

Non può non esserci battaglia, il nemico è il più infido, l’unico dal quale non si può fuggire, neanche nascondendosi come un messaggio in una bottiglia affidata agli abissi. Ho giocato molte partite, una mano dopo l’altra vestendo panni non miei, sono stato i demoni e gli incubi di bizzarri giocatori impreparati; ho vomitato parole e chiodi sui quali camminare per rendere più difficile il sentiero (You are my antidote). Straniero all’inferno e al paradiso, apolide per necessità, reso estraneo da quella terra fertile e rigogliosa che sapeva di primavera:

In the end, I must bend,

and then hold or break

Kneel to pray,

come what may,

when my soul’s at stake

And you loosen all the knots

with a smile on your face

The enemy wears my face

Losing faith on my battleground

The shadows leave their mark

Your light brings me back from

The deep and the dark

You are my antidote

(VISIONS OF ATLANTIS – The Deep & The Dark)

 

Per eoni ho vagato con circhi senza insegne, mi sono condannato a conoscere l’uomo: può essere più aberrante dei demoni che fugge. Ho rotolato nel fango come un maiale, lasciato sigarette morire tra le mie dita, ho sconsacrato la mia anima certo di ritrovare la luce (You are my antidote), torturato: ho torturato o sono stato torturato? L’ambiguità, non solo della parola è stata il mio vestito migliore, costretto a non dormire per evitare gli incubi ho vissuto l’orrore con gl’occhi aperti, le narici dilatate a cercare quel profumo di casa, di pane appena sfornato che non ho mai più trovato dopo la partenza. Ho salvato vecchie streghe e ballato con sante puttane, mangiato sirene al posto del sushi e mille e mille sudari mascherati da lenzuola di seta mi hanno avvolto, ogni volta è stato difficile, alcune quasi impossibile, come esserenon vivo alla ricerca di te (You are my antidote). Nel circo senza insegne tutto era possibile, bastava pagare, molti non hanno mai conosciuto il vero prezzo, non sai di cosa parlo? Vieni a fare un giro veloce, ma non fermarti e soprattutto non girare mai la testa indietro:

 

Non ti ci abituare, rischi di perdere la strada per l’uscita o più semplicemente la retta via…

…eppure, anch’io vorrei poter dire: Come closer to me, its you that i need. (Athamay – Eternal torture).

Non essere insolente, non provare a rubare ciò che non è tuo, balliamo (You are my antidote)

 

By please help me to escape.

Take my all, I surrender, surrender!

Look at me and the way I ask for forgiveness, kindness and help!

Take my all, I surrender, surrender!

Look at me and the way I ask for forgiveness, kindness and help!

Take my all, I surrender, surrender!

We will die another day, another way

Another day, another way

Another day, another way!

(Dark Sarah – “Dance With The Dragon”)

 

Un altro giorno, già, sempre un altro giorno, è così con te, è così con me. Rimandare affrettando nobili o ignobili scuse, domani e poi ancora domani e poi ancora un giorno di più. Nel tempo circolare di un eterno ritorno, legato a catena come mostro esiliato vedo illusioni negli specchi. Accendo una sigaretta mal rollata alla luce della sola lampada da scrivania. Le volute di fumo vanno a creare una piccola coltre, inaspettata, senza squilli di tromba a preannunciare il tuo arrivo, varchi la soglia vestita del tuo più gelido sorriso. Tu, non sei più tu, è solo lei che è l’ombra di te, stordito da troppe veglie, sigarette e alcoliche pozioni estraggo senza fretta il cavatappi (You are my antidote). Non hai bisogno di parlare, il tuo gelido sorriso dice tutto, il bouquetè perfetto, accendo un’altra sigaretta mentre ti verso da bere, mescendo cade una goccia che prontamente raccogli con l’indice passandolo sul labbro inferiore. Beviamo senza parlare, senza fretta, vent’anni d’invecchiamento bevuti in pochi sorsi, nella bottiglia solo il fondo e nel fondo è scritto ciò che sarà a breve. Ancora un’altra sigaretta, non vorrai negarla ad un condannato, oggi è quel giorno (You are my antidote), sorridi armata delle tue certezze, sorrido nudo dalle mie paure. Mi alzo senza distogliere lo sguardo dal tuo, è un solo gesto quello che fa volare quanto è sulla scrivania. La tua mano nella mia, le mie labbra sulle tue, tu sulla scrivania ed io in te (You are my antidote?).

Apro gli occhi, sono in ambulanza.

Gioia – Salute – Prosperità

Leone-firma-piccola

 

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