Voodoo ai Castelli Romani

Folklore e Tradizione: il Voodoo ai castelli romani

 

Voodoo ai Castelli Romani probabilmente è un titolo un po’ troppo da rivista patinata di quart’ordine, ma da un lato mi sembrava simpatico e dall’altro racconta in modo sintetico il contenuto di questo post.

Se sei un lettore abituale del mio sito sai bene che mi piace, quando possibile, aggiungere un tocco di leggerezza a contenuti che spesso per varie motivazioni posso essere ostici o pesanti.

In questo post riporto quasi senza commento una parte di un articolo comparso nel primo anno della Rivista delle Tradizioni popolari italiane (1893), il primo motivo per cui ripubblico questi vecchi articoli è quello di far sì che non scompaiano dalla memoria di quanti si occupano delle discipline affini al mio campo di interessi; il secondo motivo è quello di archiviare “appunti” per me intriganti  (e chissà rielaborarli in un futuro non troppo distante) e allo stesso tempo abbozzare sino a definire quello che è il mio progetto transdisciplinare per lo studio delle “dottrine esoteriche” e Scienze Ermetiche.  Ora ti lascio alla lettura di Voodoo ai Castelli Romani, da me liberamente estrapolato da un articolo che ha un nome meno da prima pagina: Leggende classiche e superstizioni dei castelli romani. L’autrice Roma Lister oggi quasi obliata dovrebbe far accendere una lampadina tra le connessioni neurali di quanti leggono di stregoneria e Aradia…

… Probabilmente nei prossimi giorni, sempre dallo stesso articolo estrapolerò un post sulle streghe e sulla dea Diana.

Mi sembra che in Italia, più che altrove, sia necessario rintracciare l’origine delle costumanze, tradizioni e leggende popolari, perché l’Italia fu madre di una vasta mitologia che si sparse in quasi tutta l’Europa. «In Italia, fu già detto, si trovavano anticamente molte religioni ed assai dissimili; però col tempo queste, di tante, divennero una sola».

In altri paesi, i tesori del Folklore possono avere avuto una sola e propria origine etnica; in Italia conviene, invece, cercare diversi principi e diversa fonte alle varie leggende, e ritrovare spesso il tipo classico ancora nascosto nelle più conosciute favole del volgo; per mezzo di questi preziosi frammenti tradizionali, molti passi oscuri nella letteratura e mitologia romana si possono poi rischiarare con nuova luce.

 

  • Oggi si assiste sempre più alla credenza nelle “leggende metropolitane” a discapito sia della conoscenza delle tradizioni locali sia, ed è ancor più deplorevole, alla perdita di ogni informazione su quella che è la tradizione classica. Come è possibile assistere alla nascita di tanti esperti, guru, maestruncoli e via dicendo senza avere la più pallida idea di quanto hanno narrato i miti e di quale possa essere la storia delle idee, dei riti e miti?

 

Le credenze ed usanze dei così detti Castellani, o abitanti dei Castelli romani, sono strettamente congiunte non solo con la mitologia classica, ma hanno pure rapporto con ogni credenza primitiva, più stravagante che si possa ritrovare non solo nel mondo civile, ma anche tra i popoli selvaggi.

 

  • Nel nostro linguaggio perbenistico e politicamente corretto si parlerebbe di società tradizionali e altro. La sempliceosservazione di Roma ci ricorda quanto sia importante per lo studioso, per il ricercatore per il semplice curioso l’osservare ogni evento tanto reale quanto intellettuale con un occhio attento e non solo uno sguardo superficiale.

 

Citerò, per esempio, la credenza, ancora vigente ed abbastanza vigorosa, del feticcio (Fetish) ossia porta- fortuna, dei Voodoo africani.

Il feticcio romano consiste in una calamita rinchiusa in un sacchetto di flanella, ovvero di lana rossa, e si devono pure rinchiudere con questa calamita certi altri ingredienti a lei simpatici, come sarebbero della cera, delle raschiature di ferro, della palma d’uliva, la ruta ed una mollica di pane. Si capisce che, per godere le virtù del Bacchettino, si deve portarlo sempre con sé.

Ora viene la parte più bella e somigliante, in tutto, al così detto Voodooismo; ogni quindici giorni, e non più in là, si deve far bere la calamita immergendola nel vino. Pare che, per questa immersione, sia migliore il vino marsala; ma, in ogni caso, la calamita richiede una qualità di vino superiore; e se non si facesse questo incantesimo, sparirebbe presto ogni sua virtù.

È bene evidente che qui si ha una reminiscenza della libazione antica e classica: e forse si ritrova la stessa idea superstite, quando il contadino romano, prima di bere, versa un po’ di vino por terra, «La festa non è bella se non si versa il vino», dice il proverbio romano. Nel voodooismo si immerge il Luck-ball nell’acquavite, ossia nel wisky.

 

  • È appena il caso di ricordare come riporta Frazer che un nobile romano sui colli Albani tra le altre cose faceva sacrificio versando vino su un bel faggio. E che a Marino si festeggia la Sagra dell’uva con vino che esce dalle fontane cittadine.

 

Si noti bene che la calamita deve essere o rubata, o regalata, e non mai comperata: la stregoneria ha un santo orrore per chi paga i suoi debiti; e soffre ogni cosa fuorché l’onestà nei suoi devoti.

Roma Lister

 

Le conclusioni dell’articolo sono feroci e figlie della mentalità dell’epoca in cui sono state scritte. Anche se leggendo tra le righe è possibile quasi intravedere un monito: fate attenzione ai ciarlatani! Avrò modo di tornare sull’argomento della magia popolare e/o volgare e la ciarlataneria. È un argomento sul quale si dibatte dall’antichità classica.

È importante in questo articolo l’associazione tra pratiche tradizionali e folkloristiche e la similitudine con il voodoo.

Ho mantenuto la parola voodoo per continuità lessicale con l’autrice, per il significato della parola Vudù puoi cliccare qui.

Nei prossimi post ci addentreremo nella foresta di tradizioni dimenticate con il recupero di articoli dei secoli passati e con le considerazioni sulla nascita e lo sviluppo e la drammatica separazione di poesia e filosofia, di magia e religione. In altri termini proverò a rintracciare con sempre maggior vigore le interconnessioni tra quanto appare, oggi, distante e disconnesso e soprattutto continuerà l’indagine tra Sacro e Profano. Senza mai dimenticare che i selvaggi e primitivi nel senso peggiorativo siamo noi post umani.

Ti lascio con una considerazione di Malinowski: <<Non vi sono uomini, per quanto primitivi, senza religione e senza magia. Non vi sono neppure, si deve aggiungere subito, razze selvagge che manchino di atteggiamento scientifico o non abbiano una scienza, sebbene questa mancanza sia stata spesso attribuita loro. In ogni comunità primitiva studiata da osservatori attendibili e competenti si sono riscontrati due campi chiaramente distinguibili: il sacro e il profano; in altre parole, il campo della magia e della religione e quello della scienza>>. (Malinowski, Magia, Scienza e Religione, Roma 1976 in Massimo Centini, La magia primitiva, Milano 2005, p. 6).

 

Direi che per oggi può bastare, se Voodoo ai castelli romani ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo o farmi sapere cosa ne pensi con un commento.

A presto

Gioia – Salute – Prosperità

 

 

 

 

Potrebbe interessarti: Le streghe in Toscana

Scrivi un commento