Non recensione a Una storia semplice. Autobiografia fantasiosa di una lettura.

Ci sono giorni in cui l’inquietudine esce dalle profondità dell’esserci quasi come dalle pagine di un libro e l’irrequietezza ti spinge a vagare ramingo come pellegrino padre del deserto alla ricerca di un’oasi perché è sconveniente parlare di conforto.

Ciondolando come un perdigiorno, scambiato per un annoiato zuzzurellone entri nella tua libreria di riferimento, che poi a dirla tutta il punto fermo anche se mobile è la libraia, vagando anima in pena tra pile di libri che non leggerai mai.

Un saluto, un sorriso (di circostanza?), la domanda fatale: come stai? E l’auto risposta…c’è qualcosa che non va.. a quel punto faresti un autodafé, ma a ben pensarci con 38 gradi all’ombra non è una buona idea meglio rimandare all’autunno inoltrato o al principiare dell’inverno, per dare al tutto una qualche utilità sociale. No, non è Una storia semplice.

 

Cosa vuoi rispondere ad una povera libraia già in crisi con le prenotazioni per i testi scolastici? L’unica risposta possibile. <<Oggi sono come un’ipotenusa in un cerchio. Avrei bisogno di qualcosa che non so neanch’io cosa sia. Qualcosa di veloce ma che penetri nel disordine e sia un medicamentoso rimedio o quanto meno una purga per l’anima>>. Senza scomporsi, lancia al galoppo i pensieri alla ricerca del giusto volume, ti (mi) guarda e con lo sguardo complice di chi conosce bene la vita e il mondo (le libraie sono come i baristi di una volta, servivano whisky e consulenze, a uomini tormentati nelle storie americane troppo lontane dalla provincia) ed afferma: <<ho quello che fa per te>>.

Con passo sicuro e morbido circumnaviga il bancone (della libreria non del bar) e arrivata allo scaffale predestinato al sollievo e prende un piccolo volume: Una storia semplice di Leonardo Sciascia. Mi incuriosisce questo consiglio per la lettura, non leggo più narrativa da anni. Prendo il volumetto della casa editrice Adelphi, adoro da sempre la Piccola Biblioteca soprattutto Nietzsche, Nerval, Pessoa, Zolla ecc. e mi accomodo sulla poltrona in vimini. Peccato non si possa fumare e non ci sia una birra. Pagina dopo pagina, mentre mi godo Una storia semplice, divento quasi parte integrante della libreria Garbolino, un soprammobile che respira, clienti entrano ed escono mentre ad una ad una vengono lette le cinquantasette pagine del libro.

Una storia semplice si legge tutta d’un fiato è come una Peroni sudata in una giornata d’estate al Sud, si stappa e si beve, e come la birra rinfresca l’anima prima ancora che il palato.

Dati quegli ordini, e continuando a dire all’agente che era rimasto con lui di non toccar nulla, il brigadiere cominciò a fare il suo lavoro di osservazione, in funzione del rapporto scritto che gli toccava poi fare: compito piuttosto ingrato sempre, i suoi anni di scuola e le sue non frequenti letture non bastando a metterlo in confidenza con l’italiano. Ma, curiosamente, il fatto di dover scrivere delle cose che vedeva, la preoccupazione, l’angoscia quasi, dava alla sua mente una capacità di selezione, di scelta, di essenzialità per cui sensato ed acuto finiva con l’essere quel che poi nella rete dello scrivere restava. Così è forse degli scrittori italiani del meridione, siciliani in specie: nonostante il liceo, l’università e le tante letture. Leonardo Sciascia, Una storia semplice, Adelphi

Già le immagini, la scrittura, il meridione che è come una donna avvolta da veli, misteriosa e sensuale. Non è la grammatica, non solo la grammatica, è la ricerca impossibile di conoscerla di farla propria, come Aletheia è un continuo disvelamento di amore e passione, di bruciante desiderio da far torcere le viscere. È Una storia semplice.

Una storia semplice

I Negramaro con Sciascia come i cavoli a merenda? Forse, adoro i cavoli a merenda soprattutto se saltati in padella con quel guanciale che sa un po’ di croccante un po’ di quell’autunno[1] in campagna in cui si uccideva il maiale si beveva il vino nuovo e ci si amava senza ritegno in un fienile dove i corpi parlavano lingue ignote alla ragione di neoilluministi. La Ragione nulla può innanzi al Cuore!

[1] John Keats, all’autunno 

Gioia – Salute – Prosperità

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