Nota su di un sonetto antimassonico

La poesia non è estranea alla battaglia culturale tra liberali e legittimisti, tra difensori dell’antico regime e modernisti. Una battaglia fatta di idee, di sangue, di abnegazione ad una causa. Oggi vi riporto un sonetto del 1792 in difesa del trono e della chiesa. Inequivocabile il riferimento alla Massoneria: Tra i compassi e le squadre all’aer scuro. La Massoneria non può non essere chiamata in causa in quanto considerata madre di tutte le segrete società sorte tra il XVIII e XIX secolo e portatrici tra le altre cose del virus della libertà e del progresso umano prima ancora che politico. Autore di questo sonetto è con ogni probabilità l’abate Odoardo Cocchis di Tigliole d’Asti, anche se è stato attribuito a Luigi di Braganza, a padre Appiano Buonafede ed al Principe di Canosa Antonio Capece Minutolo. Del “Canosa” avrò modo di parlare nello specifico in prossimi post sia in riferimento alla sua lotta alla Carboneria e vicinanza alla società dei Calderari (Calderai) sia in riferimento al suo libro (probabilmente riedito nei prossimi mesi) I piffari della montagna edito poco prima dei moti del ’20, quasi come incipit di questo volume troviamo il sonetto Tra i compassi e le squadre all’aer scuro. Nel 1865 ritroviamo il sonetto nell’operetta Sul sillabo del Conte Berlinghieri. È un lavoro più che schierato e di esaltazione di Pio IX e del suo Il Syllabus complectens praecipuos nostrae aetatis errores in appendice all’ enciclica Quanta cura del 1864. Il testo completo del Sillabo unitamente ad un capitolo sulla Carboneria lo si può trovare in Misteri Antichi e Moderni, indagine sulle società segrete. Berlinghieri inserisce il sonetto Tra i compassi e le squadre all’aer scuro nel discorso sulle Società Clandestine, subito dopo aver affermato che l’unico socialismo buono è quello Cattolico. Vi riporto un brano dal libro di Berlinghieri unitamente al sonetto:

Circa alle Società Clandestine, che hanno così a lungo minato l’umana società, dirò solo, che per fortuna dell’uman genere, esse si sono levate la maschera, e i governi sanno ormai come seco loro si abbia a trattare. Questo grande avvantaggio è dovuto in gran parte alla Quasi-Rivoluzione Italiana. Guai a quei governi che transigeranno con le sette. Non dispiacerà forse a qualcuno dei miei lettori che io qui riporti un Sonetto celebre. Giovi a chi nel conoscesse, e mi perdonino coloro che lo sanno a memoria.

Tra i compassi e le squadre all’aer scuro

Si aduna ancor un empio stuol proscritto,

E in sua malvagia fedeltà securo

Al Ciel fa guerra ed all’uman diritto.

Or coll’immondo gregge d’Epicuro

Il nome di virtù dona al delitto;

Or bugiardo indovin tenta il futuro

Colle nefande cabale di Egitto.

Tremate, o Regi, di mia voce al suono:

Ecco la belva, che dagli antri Stigj

Viene ad urtar con dieci corna il Trono.

Cada il velo feral dei suoi prestigi!

E se vi parla al cor pace o perdono

Mirate il sangue, che inondò Parigi.

Già in Francia al Senato venne presentata una petizione sottoscritta da molte e autorevoli notabililà per chiedere lo scioglimento della società segreta dei liberi Muratori; ma non vi le probabilità (per certe ragioni speciali) che possa esser presa in considerazione. Giova tuttavia sperare che altrove sia stato posto mente alle Sette in generale ed ai pericoli onde minacciano l’umana società. Se non pongono prontamente mano ad estirparle, essi non saranno più in tempo. Dio faccia che non sia già troppo tardi! Vi fu un tempo che, avvertiti, poterono i governi comprimerle; per estirparle non vi era che un mezzo, il Cattolicismo: solo la Chiesa aveva possanza di estirpare le Sette; ma i governi non vollero giovarsene. Ora le Sette, ben seppero rialzare il capo più gagliarde, o tutto invasero, e contaminarono dagli opifici industriali sino ai consigli dei monarchi. Per vincere il Socialismo, fu necessaria la gran battaglia che gli dette Cavaignac in Parigi nel giugno 48; essa costò alla Francia più vittime che Austerlitz e Solferino. E per vincere le Sette? Molto raccapriccio il solo pensarvi. E pure la lotta è inevitabile. Possa risparmiarla un ritorno dei governi nella buona via! Or questa via è stata loro indicata appunto nell’Enciclica e nel Sillabo dal gran Pontefice.

Il passo si commenta da solo e il sonetto è di certo interesse. Era battaglia, battaglia vera non come le deplorevoli, selvagge e spesso ignoranti accuse che oggi vengono mosse sia alla storia dei movimenti settari sia nell’attualità ad i massoni ed ai “liberali”. Ma la colpa è dei, spesso, barbari accusatori o degli ignavi e dimentichi delle loro origini accusati?

Gioia – Salute – Prosperità

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