Nota biografica sul settario Marochetti

La Storia, non è solo la storia delle grandi battaglie o degli avvenimenti noti, non è solo come nel caso delle società segrete piena di misteri da svelare; la Storia è quanto vivono, pensano, sentono e compiono gli esseri umani. Ogni storia sia essa grande o piccola, nota o sconosciuta prima ancora dei documenti si nutre ed è fatta dalla vita degli esseri umani e da quanto essi hanno compiuto ed esperito. Se questa è la Storia, non posso esimermi nel mio piccolo dal raccontare, anche se non da “storico” e nel circoscritto territorio delle Società Segrete e Scuole Inziatico/Ermetiche, le vite di alcuni uomini che hanno contribuito allo sviluppo della conoscenza o dello Spirito di Libertà che oggi in troppi sono disposti a rimettere nelle mani di chiunque venda loro demagogiche idee di sicurezza.

Marochetti Pietro Vincenzo Maria Nato a Biella il 23 gennaio 1768 da Giovanni Battista ed Eugenia Caterina Ferraris, morto a Vaux nel 1823

Religioso. Frate barnabita, professo nel convento di Asti nel 1788. Figura di rilievo nell’ambiente sovversivo piemontese, autore di inni religiosi e “Presidente del Tribunale dell’Alta Pulizia”, secondo le informazioni contenute nell’Elenco dei detenuti di Asti, del 1799, il Marochetti era giudicato “Uomo senza religione, di pessime qualità, sanguinario, terrorista e dei più ardenti capi della rivoluzione”. Il 13 dicembre 1798, quando fu eretto ad Asti l’albero della libertà in piazza San Secondo, ribattezzata per l’occasione piazza della Libertà, Vincenzo Marochetti, “barnabita poco equilibrato” secondo il Bianco, tenne un applaudito discorso patriottico. A quella cerimonia seguì un lauto pranzo. Nel tardo pomeriggio si rese omaggio di parole e di lacrime ai promotori della rivoluzione repubblicana fucilati nel 1797 ed alla sera si volle che in San Secondo si cantasse il Te Deum, “anche per vedere le smorfie di certi canonici”, come notava l’Incisa. Lasciato poco tempo dopo l’abito monastico, il Marochetti fu professore supplente di eloquenza nell’Università di Torino. Col grado di Capitano fu relatore nel processo contro il capo di brigata Carlo Trombetta, accusato di corrispondenza con il nemico, spionaggio e tradimento. Costituitasi la Commissione esecutiva del Piemonte, detta dei “tre Carli” (Bossi, Botta, Giulio), ne divenne segretario, ricoprendo poi lo stesso incarico presso la prefettura della Sesia. In seguito fu sottoprefetto a Chivasso, dove sposava la baronessa Carolina dell’Isola. Riallacciò allora legami di amicizia e di solidarietà con l’abate Francesco Bonardi, divenuto nel frattempo maitre di Villanova, rafforzati dalla comune appartenenza all’Adelfia, intraprendendo una lotta comune contro i miasmi della malaria nelle risaie e quelli della schiavitù politica. Convinto annessionista, andò a stabilirsi in Francia forse perché intuiva la possibilità di trovarsi un vasto campo per l’esplicazione delle sue alte qualità intellettuali. Avvocato espertissimo e fortunato al Consiglio di Stato ed al Sigillo dei titoli, acquistò il Castello di Vaux, diventando anche maitre del luogo, dove accolse più volte come ospite lo storico Carlo Botta. Alla caduta di Napoleone ottenne la naturalizzazione francese.

La scheda Biografica è presa da: Luciano Rapetti, Repubblicani e Giacobiti Astesi (1794-1804), Quaderno del Platano 1995, p. 223. A breve la non recensione di questo libro

Gioia – Salute – Prosperità

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L’immagine (presa dalla rete) rappresenta un albero della libertà