Nota con documenti sulla Falange Sacra di Mazzini

 

Occuparsi si Società Segrete è un <<mestiere>> interessante è un po’ come essere il personaggio di una storia che di occupa di Cold Case. Quando poi ci si immerge in quel periodo storico che siamo soliti chiamare Risorgimento le cose si fanno sempre più complesse e affascinanti. Una rete di relazioni, intrecci, fatti apparentemente slegati che hanno occulti punti di contatto e uomini dediti alla Rivoluzione, al Complotto, su tutti basti pensare a Buonarroti e Mazzini.

Nel settembre 1862 nella dimora Luganese di Mazzini si incontrato tra gli altri Mosto, Savi, Miceli. Bedani. Nicotera. Mario, Mazzoni, Libertini membri della Associazione Emancipatrice sciolta nel mese di agosto dal governo. È in questo incontro che prende forma e nasce la Sacra Falange, che nella sua pur breve vita attirerà l’attenzione del Governo e spingerà Nigra a mandare un rapporto confidenziale a La Marmora. Vi riporto copia del documento ufficiale:

 

IL MINISTRO A PARIGI, NIGRA,

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

E MINISTRO DEGLI ESTERI, LA MARMORA

 

L.P. CONFIDENZIALE.                                                                                       Parigi, 18 giugno 1865.

Le mando qui una nota interessante. La prego di farne il solito uso riservatissimo e di distruggerla quindi.

P.S. – Vorrei poterle mandare questa e simili comunicazioni con altro mezzo che quello della posta, di cui non sono interamente sicuro. Ma non ho occasioni.

ALLEGATO

Confidenziale-Riservata                                                                                                                 Giugno 1865

Mazzini fa sapere a Nicotera le seguenti cose.

Mazzini non crede di dover convocare i capi del partito. La convocazione tenuta a Lugano dopo Aspromonte, e a cui convennero Mazzoni, Cattaneo, Bertani, Mosto, Mario, Cuneo, Campanella, non servì a gran cosa. Vi fu deciso di fondare un’associazione di due gradi, il primo pubblico, il secondo segreto e repubblicano. Mazzini diede 5000 franchi per fondare il Dovere. Ma gl’impegni assunti in quella riunione non furono tenuti. Perciò Mazzini rinuncia a simili congressi. È pronto a recarsi ove occorra per l’azione, ma vecchio e malaticcio ed espulso anche dalla Svizzera, non vuol muoversi per chiacchiere. I suoi amici devono intendersi ciascuno direttamente con lui. Del resto chi convocare? Crispi? Mordini? Corti, che fece nel Diritto professione di fede monarchica? Mario dichiarò non volere alcun capo ed esser opposto a qualunque moto per Roma o Venezia se prima non si proclama la repubblica. Cattaneo è federalista. Miceli crede di poter salvar l’Italia col Parlamento. Nicola (Fabrizi?), non sogna che Borbonismo minaccioso. Grillenzoni, Quadrio, Pianéiani sono con Mazzini. È d’uopo adunque che ciascuno dei capi e Nicotera pel primo s’intenda con Mazzini per lo scopo e coi mezzi da lui indicati.

Scopo nazionale. Venezia. Cercar di far nascere un moto insurrezionale abbastanza forte per produrre un’agitazione minacciosa in Italia. O il Governo del Re sarà trascinato a seguir l’impulso: allora avremo le nostre Alpi, l’insurrezione probabile in Austria, l’imprevedibile, la coscienza della propria forza inspirata ai giovani italiani; più specialmente la formazione di un esercito di volontari a noi devoti, che sì potrà quando si voglia lanciar su Roma. Oppure il Governo resisterà, ed allora mercè dimostrazioni organizzate nelle città più importanti e brutalmente represse, potrà nascere l’occasione che cerchiamo, ma sopra un campo in cui le simpatie della maggioranza saranno per noi.

Scopo interno. Repubblica. Pel giorno d’un colpo di Stato, d’un Ministero militare, d’un invio di truppe al Messico, d’un tentativo dì cessione di territorio, d’un fatto come quello di Torino, d’un evento imprevisto qualsiasi, bisogna cercar risolutamente d’aver nelle mani il mezzodì dell’Italia come base per fondarvi un Governo provvisorio che dica: La Monarchia non volle, non seppe, non potè far l’Italia: la faccia il paese: una Costituente detterà da Roma il patto italiano.

Come mezzo Mazzini propone un’associazione la falange sacra, che ha già delle affigliazioni in tutta l’Italia. Le risorse finanziarie sarebbero, oltre ai tentativi di Mazzini per avere a Londra delle somme considerevoli, una sottoscrizione mensile dai membri della falange d’un franco. 100.000 sottoscrizioni mensili danno 1.200.000 franchi l’anno. 200.000 sarebbero impiegati in sussidi, per la stampa, pei profughi, pei feriti etc. Un milione deve bastare per l’azione. Non è mestieri creare un primo grado d’associazione. Questo è già costituito dalle Società democratiche, del progresso etc. è d’uopo stabilire rapporti fra esse e formarsene elementi per la falange sacra. Mazzini si riserva di riannodare questa associazione a quella dei repubblicani del resto d’Europa. Egli propone a Nicotera di prendere la direzione della falange sacra a Napoli e d’intendersi con lui. Gli propone inoltre di unirsi con Mat., con Mauro (?) con chi vorrà, di formare un consiglio segreto di direzione della falange per tutte le provincie napoletane. Il lavoro di dettaglio sarà fatto da giovani che sono già in rapporto con Mazzini. Si potrà quindi associarsi anche Bertani ed altri.

Questa è la via. Se si fa qualche cosa per la Venezia noi aiuteremo, continuando imperturbabilmente l’opera repubblicana. Bisogna scuotersi, concentrar le forze. Ogni ritardo, ogni esitanza è ormai colpevole.

La Falange Sacra era anche divisa in due sezioni una detta Mobile e una detta Sedentaria. La sezione Mobile di componeva principalmente di giovani e uomini pronti in qualunque momento all’azione, la sezione Sedentaria da quanti per età o vari motivi non potevano essere prontamente combattivi.

La Falange Sacra viene anche nominata in una tornata parlamentare del 18 aprile del 1868 in riferimento ai fatti d Bologna. Ne parla il neo Onorevole Fambri (spadaccino, militare, pubblicista):

[…] L’onorevole Ceneri ed i suoi colleghi non furono soltanto sospesi per questi fatti, essi presentavano degli altri appigli all’autorità amministrativa, il Ceneri specialmente ex-presidente di quella associazione democratica la quale risulterebbe che non è che una sezione, un distaccamento eli quella così detta falange sacra che il Mazzini ha creata da ultimo, … (Mormorio e proteste a sinistra).

Poco dopo cita nuovamente la Falange Sacra l’Onorevole Casarini: […] È universale nel paese un malcontento profondissimo, e ciò che è risultato veramente da questo fatto si è che il Governo non è sostenuto con quella profonda convinzione e disposizione d’animo d’altri tempi.

[…]

Non siamo noi che abbiamo, colla inferma fantasia, creata una sacra falange che poi è svanita come fumo: non siamo noi che sospendemmo dei professori perché fuori delle loro cattedre manifestarono opinioni avverse al Governo, privando così l’insegnamento di uomini insigni, punendo così una intera scolaresca delle supposte colpe dei professori. Non siamo noi che abbiamo concentrato il pagamento di tre semestri della ricchezza mobile in un anno solo; misura tanto più grave in quest’anno in cui ognuno sa che il commercio e l’industria sono schiacciati sotto il peso del corso forzoso.

Non siamo noi infine che con una serie di atti astiosi, piccoli, miserrimi abbiamo resa tumultuante una città quasi eccessivamente conservatrice, ed amante soprattutto dell’ordine.

Il Governo è egli sicuro (reprimendo soltanto) di aver colpito non un fenomeno solo, come credo io, ma di aver estirpato la causa di questo malcontento? Ne sarei molto felice. Lo auguro, ma non lo credo! (Bravo! a sinistra).

Pur non essendo più citata la Falange Sacra può essere utile ed interessante riportare parte dell’intervento di Cadorna immediatamente successivo al dire di Casarini:

Cadorna, ministro per l’interno. Prendo nuovamente la parola soltanto per rettificare un fatto. In quanto alla adunanza dell’Unione democratica, ripeto, non è stata permessa dal prefetto, e non gli occorreva di permetterla. L’Unione democratica era una società la quale si adunava liberamente, perché fino allora l’autorità non aveva creduto doverne vietare le riunioni. Era il diritto di associazione libera che si esplicava anche a questo riguardo. È quindi naturale che, come si era radunata altre volte, così si radunasse anche nel giorno in cui ha colle sue deliberazioni compromesso l’ordine pubblico. Dunque qui il prefetto non c’entra per nulla; nè c’è da inferirne che in Bologna si verificasse uno stato eccezionale. L’onorevole Casarini poi suppose che il Ministero ritenga non esservi stata che una pura questione di partito politico; ma io credo di non aver detto nulla che autorizzi una tale supposizione.

Sarebbe interessante in altra sede, esaminare tutte le discussioni e leggi sul diritto d’associazione in Italia prima del Ventennio.

Direi che per oggi può bastare

Gioia – Salute – Prosperità

Leone-firma-piccola

 

 

immagine presa dalla rete

 

 

 

 

Bibliografia di riferimento:

Ministero degli affari esteri, I Documenti diplomatici italiani, PRIMA SERIE: 1861-1870, Vol. VI, Roma 1981.

Tornata Parlamentare del 18 aprile 1868 sotto la Presidenza del Presidente Commendatore Lanza

Nando Sevi, Intorno all’organizzazione della <<Falange Sacra>>, in Rassegna storica del Risorgimento, 1972, p. 360 e ss.