Ermetismo ed esoterismo

Notarella contro gli ermetismi e le dogmatiche ignoranze

Cosa spinge l’essere umano verso l’Ermetismo o l’esoterismo? Spesso la curiosità andrebbe declinata come curiositas e con come mera curiosità da lettore di giornaletti di gossip. Eppure, oggi, la maggior parte di quanti si occupano di esoterismo, o peggio hanno la presunzione di essere Maestri e/o depositari di segreti arcani, sono spinti dal desiderio della curiosità volgare dei molti e dal desiderio di visibilità o peggio dalla volontà di dominio sugli spiriti più deboli o che si trovano in uno stato di ignoranza sulla materia.

 È probabile che dopo questo post i miei amici diminuiranno sensibilmente, ma come diceva qualcuno: è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve farlo. Per compiere parte di questo lavoro userò le parole di Vittoria Perrone Compagni (che non è, almeno che io sappia, Gran Maestro, Gran Sacerdote, Gran Ierofante, ma soltanto Professore Ordinario di Filosofia):

 

Ermetismo ed esoterismo

Acquisito nella sua interezza in tempi diversi e consolidatosi attraverso canali di diffusione tra loro assai distanti, il corpus di scritti attribuiti ad Ermete Trismegisto non presenta una tradizione dottrinale uniforme e immediatamente riconoscibile. Dalla prospettiva filologicamente incerta in cui si viene stabilendo la conoscenza dell’ermetismo nella cultura occidentale pre – moderna è necessario tener conto per valutarne la ricezione e la reale incidenza nella formazione della nozione di <<esoterismo>> come una forma del pensiero, secondo la proposta di Antoine Faivre, sia che si preferisca parlare di esoterico come di un elemento del discorso nella storia europea delle religioni secondo il suggerimento di Kocku von Stuckard.

Per quanto sia senza dubbio facile immaginare come furono elettrizzati gli studiosi nel 1460, quando Leonardo da Pistoia portò a Firenze uno scritto del Corpus Hermeticum greco, affidato da Cosimo de’ Medici alla traduzione di Marsilio Ficino, non si deve dimenticare che tale entusiasmo si innestava su una considerazione per l’ermetismo già ampia e sensibile. L’Asclepius, l’unica opera filosofica <<genuinamente>> ermetica nota sino a quel momento, aveva già orientato le reazioni dei pensatori medievali secondo due direttrici antitetiche, che si erano definitivamente divaricate tra il XII e il XIII secolo, in occasione della diffusione dell’insieme di scritti operativi di magia e astrologia attribuiti a Ermete e ai suoi allievi. È con una tradizione interpretativa già molto solida che si misura il rilancio quattro-cinquecentesco di Ermete: l’Asclepius – diverso per molti aspetti dalla struttura speculativa degli altri trattati ermetici – rimase sempre la chiave di lettura alla quale la maggior parte dei filosofi rinascimentali si affidò per appianare o addirittura ignorare le evidenti opposizioni concettuali che minano 3la radice del Corpus hermeticum. E mentre i lettori odierni, consapevoli dell’origine non omogena di questo materiale, classificano i trattati in riferimento a istanze ispiratrici diverse (ottimistica, pessimistica, <<mista>>), l’ermeneutica rinascimentale per lo più ricondusse a coerenza le prospettive contrastanti dell’insegnamento ermetico ricollegandosi spontaneamente all’immagine del Trismegisto autore dell’Asclepius che le era stata consegnata dal Medioevo.  

Dal Medioevo e dell’Asclepius dovrebbe dunque muovere l’analisi del binomio ermetismo/esoterismo: nessuna delle quattro componenti essenziali (A. Faivre

[…] 1) la teoria delle corrispondenze che legano le parti dell’universo; 2) l’idea di una natura vivente in tutte le sue membra; 3) la nozione di immaginazione, che scopre e impiega mediazioni di ogni genere (rituali, immagini simboliche, spiriti intermediari) per rendere operative le corrispondenze naturali e conoscere le entità mediatrici tra il mondo terreno e quello divino; 4) l’esperienza della trasmutazione, vera e propria <<seconda nascita>> resa possibile dalla illuminazione conoscitiva. Sono considerati elementi <<estrinseci>>, non indispensabili alla categorizzazione dell’esoterismo, la prassi della concordanza tra diverse tradizioni e la modalità di trasmissione, che implica un insegnamento tramandato da maestro a discepolo secondo un percorso stabilito, culminante appunto nella seconda nascita dell’illuminazione.), su cui Faivre fonda il suo approccio metodologico all’esoterismo occidentale, si sviluppa e si precisa in un vuoto di tradizione o in un riferimento a un passato lontano da far <<rinascere>>, ma intrattiene una relazione costante, per lo più oppositiva, con un passato talmente prossimo da costituire piuttosto l’immediato presente. Né, d’altra parte, ci si rivolge all’autorità antichissima di mitici progenitori per recuperare una conoscenza perfetta, come sostiene Von Stuckrad’: l’appello alle genealogie riveste una funzione polemica rispetto alle forme stabilite del sapere e garantisce e conferma una opzione filosofica nuova e autonomamente elaborata. È la percezione di una decadenza culturale e di un disfacimento spirituale che spinge Marsilio Ficino (o Giovanni Pico o Giordano Bruno) a cercare un nuovo codice epistemologico, che riunifichi la scissione tra livelli del sapere (che poi sono livelli dell’essere). Il progetto di costruzione di una identità culturale rinnovata, che si pone l’obiettivo di arginare una crisi e di costruirne l’alternativa, non si dirige soltanto a una istanza conoscitiva, ma intrattiene anche (o forse principalmente) una insopprimibile relazione con un’esigenza di ordine sociale. In questa ricerca le figure oracolari dell’antichità non svolgono il ruolo di mediatori verso la verità, ma piuttosto di testimonianze su cui ciascuno esercita il diritto di interpretazione e di innovazione. Il mito della prischa theologia è tale anche per la maggior parte dei filosofi rinascimentali, che se ne servono come motivo di retorica persuasione – trascegliendo con consapevole e irrispettosa libertà gli spunti che nell’ampio materiale disponibile consentono di stabilizzare e rafforzare la propria nuova visione filosofica della realtà. Il Giordano Bruno ermetico entusiasta di Frances A. Yates non è mai esistito.

Perciò nella loro polivalenza i temi <<esoterici>> richiedono una operazione ermeneutica che non può essere disgiunta da una contestualizzazione storica: di fatto, la loro accettazione e il loro rifiuto dipendono sempre da un’urgenza concreta. (Vittoria Perrone Compagni, Ermete nel Medioevo cristiano, in Storia d’Italia, Annali 25 Esoterismo, Torino, Einaudi 2010, pp. 149-152).

Si potrà non essere concordi con il dire dell’autrice di queste pagine, ma di certo fanno non poca chiarezza ed hanno un vantaggio su tutti: il testo è reperibile in quasi tutte le biblioteche pubbliche. Testo che ovviamente consiglio unitamente ad una frequentazione più assidua delle biblioteche. 

Avete notato quante volte viene utilizzata la parola filosofia? Avete notato chi sono i tre filosofi citati? Giusto per divertimento e fare un pochino di polemica ho evidenziato in grassetto alcune parti del testo. Quanti propugnatori dell’arcano sono pronti ad affrontare questi discorsi? Alcuni pensano e sostengono ad esempio che se ci si occupa di esoterismo e di Scienze tradizionali non bisogna leggere di filosofia perché scienza profana (povero Pitagora).

Perché è imprescindibile lo studio della filosofia? Per un motivo su tutti: sono gli stessi alchimisti e conoscitori delle cose occulte della natura a definirsi filosofi. Quindi come è possibile affrontare l’Ermetismo senza conoscere la filosofia almeno superficialmente? Come affrontare Ermetismo ed esoterismo senza una infarinatura, di storia, letteratura, storia dell’arte ecc.? è impossibile, tranne se si decide di fare una scelta di fede verso qualche Santone o assimilabile. In questo caso vi è un piccolo problema, se per una religione, in particolar modo rivelata, l’aver fede e accettare dogmaticamente un insegnamento è la norma, per l’ermetismo no. Alla necessità dello studio e della conoscenza si aggiungono quella curiositas di cui parlavo poco sopra e uno dei più antichi insegnamenti dell’Ermetismo ed esoterismo: uccidere il maestro.

L’ermetismo ed esoterismo, sono argomenti di estremo fascino e interesse. Ridurli al bieco mezzo per far soldi con una qualche settuccia o, peggio, limitare le modalità di conoscenza degli individui è quanto di meno ermetico esista.

È facile rischiare di restare invischiati in manipolatori o peggio veri e propri criminali. Un maestro spirituale non vi chiederà mai di drogarvi, di rinunciare ai vostri affetti o lavoro e via dicendo. Uno dei modi per evitare di farsi manipolare, oltre alla dovuta circospezione, è la conoscenza. È la possibilità di poter verificare la conoscenza culturale dei nostri interlocutori ci permette di eliminare il 90% dei ciarlatani.

La via dell’Ermetismo ed esoterismo è una via elitaria, una élite non stabilita dal censo, ma dalla volontà di conoscenza. Non è inopportuno ricordare le 4 parole, i quattro pilatri dell’Ermetismo e dell’Esoterismo: Sapere – Volere – Osare – Tacere. A questi quattro pilastri è bene affiancarne quattro di altra tradizione: Prudenza – Temperanza – Fortezza – Giustizia.

Per oggi può bastare

Gioia – Salute – Prosperità

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immagine presa dalla rete e di libero utilizzo

By | 2018-01-09T19:28:37+00:00 25 novembre 2017|Categories: Philosophia Hermetica|Tags: , , , , , |