Un catechismo reazionario del 1850 contro settari, liberali e rivoluzionari

 

Ad un effetto corrispondono sempre delle cause; che si tratti di fisica, storia o immaginario difficilmente le cose cambiamo. L’idea che si ha oggi della Massoneria in Italia è spesso un’idea da romanzetto cospirazionista da quattro soldi. La stessa parola Massoneria è diventata nel nobile linguaggio dei politici italiani una parolaccia, un insulto. In queste poche righe non ho intenzione di delineare una storia dell’antimassoneria o di spiegare il perché sia divenuto un insulto dare del massone a qualcuno, non ho neanche intenzione di fare una disamina delle cause del perché sia nata questa idea così distorta. Queste righe sono solo una brevissima introduzione, ad un lavoro ad una voce reazionaria in difesa del Re e della Religione nel Risorgimento italiano. Se è interessante studiare e ricercare quanto è dietro le decine di società segrete risorgimentali è anche interessante, a volte divertente, approfondire quanto si pubblicava contro di queste, quanti si scagliavano contro i cambiamenti sociali. Nel volumetto che riporto: GIUSEPPE MISCIMARRA, Piccolo catechismo per la comune istruzione contro gli errori de’ settari ed in favore della potestà sovrana stabilita da Dio, Napoli, Tipografia Trani 1850 (mancano solo le note e la prolusione che saranno presenti nell’edizione completa), la voce dell’antisettarismo è forte. Le accuse sono molte e diversificate, sembra quasi una anticipazione delle teorie del complotto pluto – giudaico- massonico, vengono chiamati in causa: i Templari, i Massoni, Diderot definito empio, Saint-Simon, Proudhon, i Giacobini, i Carbonari e la Giovane Italia. Ovviamente ci sono accuse anche verso Comunisti, Protestanti e Calvinisti. Non è un caso che una delle fonti dell’autore sia Barruel. Nelle poche pagine di questo catechismo vi è il germe di quell’odio e di quella intolleranza che oggi risuona un po’ ovunque nel nostro paese. Intolleranza, che trova giustificazione più nei miti e nelle leggende che nella storia. I liberali, giacobini e settari per certo hanno avuto ed hanno delle colpe, ma calunniare offendere la storia e il futuro è segno di insensibilità è ignoranza, nella migliore delle ipotesi nel senso genuino di ignorare. Spero che questo catechismo possa essere una utile ed interessante lettura:

Giuseppe Miscimarra, Piccolo catechismo per la comune istruzione contro gli errori de’ settari ed in favore della potestà sovrana stabilita da Dio, Napoli, Tipografia Trani 1850

Chi è il Re?

È quel regnatore messo da Dio al governo di ciascuna nazione; quindi la potestà sovrana viene da Dio, nè dai cattolici è stata mai negata questa verità.

Chi fu il primo Re del popolo d’Israele?

Saulle unto da Samuele d’ordine di Dio.

Stabilito da Dio il Re, gli vien dato da lui il poter di regnare?

Certamente, perocché se il Re è il rappresentante di Dio in terra, perché per lui regna tra noi, da Dio stesso che lo ha stabilito, del supremo potere il Re è vestito: anzi più chiara riluce questa verità nella Sapienza in che sta scritto per i sovrani «la potestà è stata data a voi dal Signore e il dominio dall’Altissimo il quale disaminerà le vostre opere, e scruterà i vostri pensieri».

E perché dicono alcuni di essere stato dal popolo vestito il Re del suo potere per la sovranità che presso il popolo risiede?

È questa una impostura dei settari nemici dei Re, perché nemici di Dio, onde ingannare gli uomini e farli loro seguaci.

Dunque il popolo non è sovrano?

Ma se vuole Iddio che tutti sian soggetti al la potestà sovrana; è chiaro di aver egli costituito suddito il popolo, e non sovrano

E perché si dice che per lo effetto di un contratto sociale, sia stato dal popolo di suo potere vestito il Re?

È questa una impostura dei settari, io ripeto, perocché se l’uomo nasce suddito del suo Sovrano, come figlio del proprio padre, il contratto indicato, non solo contraddice alla storia che affatto non ce ne parla, ma fa anco violenza alla natura, alla Religione, ed a Dio il quale delega e con ferisce ai principi il diritto che ha su l’uomo qual suo Creatore e Padrone, onde possano essi come capi del popolo su il medesimo comandar per lui.

Ma come provano le citate autorità dei Proverbi, dicono alcuni, che i Re regnano per Dio, e che per lui comandano i principi, s’è la Sapienza che parla in questo libro?

Cioè la sapienza increata che dando la potestà ai Re di regnare, conferisce loro il consiglio, la prudenza, la fortezza per ben governare. Tutti gli antichi Padri, e molti interpreti son d’avviso che la sapienza che quì parla, sia la sapienza incarnata, la seconda persona della Triade sacrosanta, il Cristo del Signore, il Verbo eterno di Dio che a farsi uomo per noi, si formò una casa, o sia un corpo nel casto seno di nostra Signora.

Dato da Dio un regnator solo ad ogni nazione, sembra che sia stata da lui stabilita assoluta la monarchia?

È fuori dubbio.

E da chi è stata la costituzione instituita, se da Dio fu fondata assoluta la monarchia?

La costituzione qual ribellione considerata, perché così il fatto l’ha maisempre dimostrata, sembra che sia d’infernale instituzione, perocché la prima ribellione dal Demonio fu consigliata ai primi nostri congiunti per ingannarli a costituirsi eguali a Dio per ingannarli a costituirsi eguali a Dio.

Che cosa dunque è questa costituzione?

Emanando la costituzione dalla setta che l’ha maisempre proclamata, per ingannare i popoli, con le apparenze di una politica riforma, il bene della umanità risguardante, è dessa un prestigio del quale servesi la setta indicata, per istabilire universalmente l’ateismo, con la distruzione del Sacerdozio e del Principato.

Dunque è dessa un male, e non un bene, come dicesi?

Considerata come ribellione, io ripeto, perché in ribellione traligna, come il fatto ha dimostrato, è un male temporale non solo, ma eterno ancora.

Eterno! E perché?

Perché usurpato il potere dalla setta dominante, tosto la costituzione traligna in anarchia, come i fatti del 1848 di Napoli, di Roma, di Toscana, dell’Alta-Italia, di Vienna, e di Ungheria, ci han dimostrato: quindi con la dissoluzione dell’ordine sociale restan non solo i troni rovesciati, i canoni della giustizia conculcati, le leggi della patria distrutte, le proprietà rapite; ma anco gli altari profanati ed abbattuti, le chiese spogliate e chiuse, i sacerdoti perseguitati ed uccisi, i sacramenti non più amministrati l’assoluzione delle colpe non più impartita, l’Ostia monda al Dio delle misericordie non più offerta, e perduti vanno eternamente tutti coloro che lascian la vita pervicaci nell’ odio con Dio, e con i Re suoi rappresentanti.

Ma è pur vero quanto dite?

Verissimo, perocché per la costituzione in infernale anarchia tralignata, professò l’ateismo per sei mesi la Francia cristianissima, con la morte di centomila ministri del Santuario, e con l’abolizione di ogni specie di rito cristiano: la Spagna poco mancò che per essa dalla Chiesa cattolica restasse per sempre dissociata: per essa, Vandali divenuti gl’Italiani, l’Italia han devastata, e Roma precipuamente di quella magnificenza hanno spogliata, che il viaggiator chiamava da lontana terra ad osservarla: e per essa, in fine, il santo Padre Pio IX a fuggir in Gaeta è stato obbligato, per campar la sua vita, come abbiam veduto.

Dunque la costituzione è criminosa?

La costituzione nel diritto non è criminosa; su il riflesso che il Vangelo rispettando, come amico dell’ordine, la potestà sotto qualunque forma di governo, con ogni regime si associa, nè vuole che la salute eterna dei credenti: ma criminosa è nel fatto la costituzione, perocch’è la resistenza che fa la setta alla potestà stabilita da Dio, per rovesciare l’ordine, per abbattere lo stesso potere costituzionale non solo, ma il repubblicano ancora; perché alcuna potestà essa non vuole, per istabilire impavida l’ateismo, per derubare il mondo intero, e per farlo divenire un covile di fiere! I fatti del 1848 di Francia peculiarmente han resa incontra stabile questa verità. E poiché chi resiste alla potestà si danna, perché a Dio resiste che l’ha stabilita, come dice lo Apostolo, è perciò che nel fatto essa è criminosa.

E se di suo beneplacito, e senza resistenza la concedesse il Re?

Allora non sarebbe criminosa, perché non si violerebbe la divina legge la quale vieta che con la ribellione armati resistano i popoli alla potestà, per ispogliarla di quel su premo potere di che da Dio è stata vestita per provvedere al pubblico bene.

Vi è stato qualche Sovrano che abbia fatto volontariamente tal concessione ai suoi popoli?

Molti Monarchi con poco criterio politico, ma con molta magnanimità, fecero volontario dono della libertà ai loro popoli, ne dice la storia; ma furon poscia obbligati di metterli a dovere pel cattivo uso che ne fecero per la loro corruzione; ed i fatti recenti di tutta Italia lo han confermato. La libertà senza leggi, secondo i settari, è un sogno ingannevole; perocché l’uomo non fu mai, secondo ch’essi immaginarono, come il puledro dell’onagro che senza le pressure del basto e’l freno della briglia saltella ovunque a suo piacimento; ma fatto da Dio, tosto il giogo gli fu imposto della legge, nella cui osservanza, o violazione fu riposta la sua libertà: quindi son distruttori della libertà i settari, perché distruttori delle leggi che la conservano e garantiscono.

Ma descriveteci con chiarezza lo scopo di questa setta?

L’ateismo che sotto nome d’incivilimento cerca stabilire con la distruzione delle due potestà instituite da Dio a render felici gli uomini nel tempo e nello eterno, il Sacerdozio e il Principato, è lo scopo della setta indicata; giusta lo insegnamento dell’empio Diderot di strangolar l’ultimo re con le budella dell’ultimo prete; a fin di far cadere nella combustione e nell’orrore l’ordine sociale, di far dischiuder il varco ai delitti, e specialmente al furto con l’anarchia, e di far gemere così la umanità sotto il carro della più crudele barbarie, come la esperienza di sessant’anni che sono scorsi dal 1789 al 1848 a sufficienza ci ha dimostrato.

È antica questa setta?

Barruel la fa discendere da Manete che fu uno schiavo scorticato vivo con le punte di canne, d’ordine del re di Persia per la sua impostura. I seguaci di lui si son manifestati secondo le circostanze sotto varie nomenclature: dapprima sotto quella di templari, poi di frammassoni, o liberi-muratori, e massoni, e di giacobini ancora nel 1789; di carbonari nel 1820, e di progressisti della Giovane-Italia nel 1848; i quali giurarono tutti odio a Cristo ed alla sua fede, ai Re ed ai loro troni. Gl’indicati settari furono denominati ancora sansimoniani, per Saint-Simon che stabilì per massima l’abolizione della proprietà, o sia il comunismo, o il socialismo predicato anche da Proudhon che diceva «la proprietà è un furto».

Che cosa è il comunismo?

E il derubamento dell’altrui proprietà contro il precetto dello Eterno che il furto interdice nell’Esodo. La setta per arricchirsi con lo spoglio de’ beni della Chiesa e de’ proprietari, e per aver sua seguace la moltitudine nell’empio scopo della dissoluzione dell’ordine sociale, con il rovesciamento dei troni, e con lo abbattimento della Chiesa di Gesù Cristo, del suo Vangelo, della sua fede, senza la quale non v’ha salute eterna, perché è impossibile piacere a Dio senza la fede; a derubare l’universo tutti sospigne così, e precipuamente gli oziosi, i dissipatori, i dissoluti, quasiché avessero un diritto su le sostanze degli economici, dei sobri, e dei laboriosi, e come se non avesse assegnato Dio all’uomo la fatica per poter provvedere ai bisogni di sua vita: comunismo che se potesse giugnere ad usurpare interamente il potere, vanterebbe diritto anche su il talamo!!!

Fu mai scomunicata da qualche Papa questa setta?

Da quattro sommi Pontefici fu la medesima scomunicata: da Clemente XII nel 1736, da Benedetto XIV nel 1752, da Pio VII nel 1821, e da Leone XII nel 1826.

L’unzione fatta a Saulle da Samuele d’ordine di Dio, come avete detto, manifesta che sia sacra la persona del Re?

Sacra certamente è la persona del Re: e la Chiesa sembra che tanto ci manifesti con la indicata unzione di che fa uso nella cerimonia della coronazione dei Re.

Di qual olio fa uso la Chiesa nella cerimonia su menzionata?

Di quello de’ catecumeni.

Unge il Re forse nel capo?

Non solo lo unge nel capo per la santità de’ pensieri, ma anco nel petto per la conservazione della fede, nel braccio destro per la fortezza nel doverla sempre difendere nei suoi dogmi, nella sua disciplina, nella sua morale, nei suoi ministri; senza farsi ingannare dai settari che nemici di Dio, e dei Re, danno loro ad intendere di avere una autorità su la Chiesa, quasiché non ne fossero i figliuoli, ma i giudici ed i maestri: autorità che loro non appartiene, perocché superiore (in ciò che concerne lo spirito) per diritto divino la potestà ecclesiastica alla laica, quanto l’anima è superiore al corpo, quanto Dio è superiore all’uomo, è dessa indipendente e sovrana nello esercizio di sue funzioni, come la potestà laica è indipendente e sovrana nello esercizio delle sue ;ed anco negli omeri la Chiesa unge il Re, per farlo sofferente al peso dei suoi doveri; la Regina ungendo solamente alle spalle, ed al braccio.

Avendo voi detto che la Chiesa unge il Re anco negli omeri, per farlo sofferente al peso dei suoi doveri, ha dunque doveri il Re?

Oltre i settari che credono di non averne, perché per essi non v’ha Dio, né anima, né eternità, tutti gli altri ne hanno lo adempimento in questa vita, secondo il proprio stato, per meritarne il guiderdone nell’altra: quindi ha il Re dover di beneficenza inverso infelici che pur son figli della stessa umana famiglia, e perciò degni precipuamente dei paterni suoi sguardi; dover di clemenza inverso i colpevoli quando non siano recidivi, come i settari, perocché se la clemenza forma la felicità del Sovrano, dalla severità essa dissociata, l’origine diviene del torrente dei vizi; dover di giustizia inverso tutti, onde abbia ciascuno quello che di diritto e per diritto gli appartiene, su il riflesso che la giustizia stabilisce il Trono; e doppio dovere ha in fine di far glorificare, come uomo, e come Re con il suo esempio dai suoi popoli il santo nome dello Eterno, con un cuor sincero, e senza dissimulazione; su il riflesso che verità essendo Dio, con sincerità vuol esser egli adorato, e non con apparenze prestigiose, come diceva il Machiavelli.

Sacra dunque essendo la persona del Re, deve esigere rispetto dai suoi popoli?

Certamente dev’esser rispettata, venerata, ed ossequiata la persona del Re dai suoi sudditi che necessariamente, dice lo Apostolo, debbano essergli soggetti non solo pel timore del castigo, ma anco per obbligo di coscienza; perché Dio ci vieta di dir male del Re anco in pensiero.

Se avete detto che i Re, debbano esser rispettati anche per obbligo di coscienza, perché alcuni osano oltraggiarli?

Questi sono i settari per i quali non essendovi Dio, né la eterna sua legge, non v’ha paradiso, né inferno, e la loro morte, come essi si lusingano, è simile a quella del giumento: quindi odiando essi il Principato e il Sacerdozio, oltraggiano con contumelie i Monarchi da Dio stabiliti a regnar lui su la terra, e chiaman superstizione la sua Religion santissima, benefattrice solerte della umana società: anzi ad ingannar la moltitudine, ed a far nascere l’anarchia prima nelle menti, han cercato d’introdurre un nuovo vocabolario nel quale vedonsi assegnati alle virtù i nomi de’ vizi, come amor patrio la fellonia, incivilimento l’ateismo ecc.; onde ogni orrore pel vizio si perdesse, ed i vizi non solo, ma anco gli stessi delitti con indifferenza venissero guardati, anzi come virtù fossero considerati.

Debbonsi pagare al Re le imposte?

Non potrebbe egli provvedere alla conservazione della pubblica tranquillità, alla difesa dei beni e della vita dei suoi sudditi, senza la riscossione dei balzelli e delle imposte che gli si debbono non come un dono gratuito, ma come un debito, pel precetto ingiunto da Gesù Cristo il quale avendo fatto uso dello imperativo reddite comandò ai popoli la osservanza di un tal dovere.

Si ha obbligo di pregar per il Re?

Siam troppo tenuti di pregar per lui, onde sia fornito di tutte quelle virtù necessarie ad adempiere santamente i doveri del suo ministero, come maisempre ha praticato la Chiesa precipuamente nel canone della Messa; come lo Apostolo inculcava a Timoteo, dicendogli «ti raccomando che siano offerti a Dio voti fervidi e rendimenti di grazie pel Re non solo, ma anco per coloro che son costituiti in dignità presso lui, onde in pace con castità, e pietà cristiana possiamo menar tranquilla vita»: ed anco secondo Tertulliano che diceva ai cristiani di quei tempi «preghiamo per tutti gl’imperadori, onde abbiano vita lunga, impero tranquillo, sicurezza nella famiglia, senato fedele, eserciti valorosi, popolo ben costumato, ed il mondo quieto»; tuttochè quegl’imperadori nemici dei cristiani, larga effusione facessero del loro sangue!

Ma come va che da queste verità siansi alcuni ecclesiastici allontanati?

Il tralignamento di alcuni ecclesiastici, e peculiarmente di quei che son divenuti famosi nello infernale Baccano dei settari del 1848 e del 1849, non deve recare alcuno scandalo ai laici; su il riflesso che non divennero essi angeli, né impeccabili quando ascesero al sacerdozio, perocché la qualità non muta l’essenza: quindi ad ogni umano aberramento soggetti, per ambizione forse, o per altra passione, si fecero sedurre dai prestigi dei settari, ed apostatando, divennero loro seguaci; senza avvedersi che se la setta fosse giunta ad usurpare interamente il potere, come si lusingava, dopo scannato il Papa o rilegato in America, dopo scannati i Cardinali, i Vescovi, e tutti gli altri buoni ecclesiastici, anch’essi sarebbero stati trucidati, giusta le macchinazioni, ed i progetti della medesima setta, dal Canonico Giovanni-Battista Torricelli manifestati nelle Orazioni sacre, e Dissertazioni storico-polemiche, da lui compilate in Lugano nel 1837. Intanto la Chiesa, come madre lacerata sempre nel cuore dagli stessi suoi figli, sommamente spiaciuta, il loro tralignamento guarderà se non resipiranno, come guardò quello di Ario, di Nestorio, di Fozio, di Lutero, di Ecolampadio, di Zuinglio, di Carlo Stadio, e di altri ecclesiastici infelicemente perduti!

Ma ha diritto il Sovrano di punire i gravi delitti con la pena di morte?

Avendo detto Dio nella Sapienza «amate la giustizia voi che giudicate su la terra», come anco nei salmi «intendete ora voi, o regi, ed istruitevi voi che della terra siete giudici», vedesi chiaro di essere stata concessa da lui ai Sovrani la potestà di giudicare, la quale sarebbe imperfetta se dissociata fosse da quella di punire: e poiché la giustizia di ch’è simbolo la spada che non indarno a fianco porta il Re, vuole che per la loro enormità alcuni delitti sian puniti con la morte, è perciò che il Sovrano, come ministro vendicatore di Dio, deve far sentire gli effetti dell’ira sua ai malfattori, onde il novero non se ne moltiplichi in danno degli onesti uomini in una civile consociazione: anzi vuole Iddio che vivere non si lascino i rei di morte, come per un profeta disse al re Acabbo «perché hai messo in libertà Benadad che io voleva che morisse, perché mio nemico, la tua vita pagherà per la sua».

Ma se spensierato vivesse dei suoi doveri il Re, non sarebb’egli la causa della ribellione?

Ecco il linguaggio dei settari che cercano sempre farsi lecito l’illecito, per giungere al loro scopo ingannando gli uomini. Quantunque ciò si verificasse in qualche sovrano, io rispondo, diritto mai non avrebbero i suoi sudditi di ribellarsi contro lui; perocché ai cattolici cui io parlo, altre arme non concede il Vangelo, per vendicare i loro torti, oltre la sofferenza, la rassegnazione al volere di Dio il quale la vendetta a se riserva per farla a suo piacimento. Quindi lungi dal cospirare contro la vita del proprio Sovrano, dovrebbero pregare Dio nelle cui mani è il cuore del Re, onde lo faccia vergere a pro dei suoi popoli. E se pel precetto evangelico di beneficare chi ci odia, il cristiano non può odiare alcuno, potrà poi odiare il suo Sovrano, e ribellarsi contro lui armato, per farlo discendere da quel Trono su il quale è stato da Dio collocato con il potere di giudicare gli uomini? Anzi questo potere una partecipazione essendo della divina giustizia, a Dio assomiglia i Re talché di son chiamati da lui stesso nei libri santi, in mezzo dei quali sta egli per giudicare.

Ma che vuol significare che siasi sentito per Roma, viva Lutero, viva Calvino, com’è stato detto?

Queste voci manifestano la infernale rabbia dei settari i quali non avendo potuto stabilire l’una ed indivisibile repubblica italiana, o sia non avendo potuto rovesciare i troni d’Italia, abbatter il Pontificato romano, e distrugger la Chiesa di Gesù Cristo; perché sconfitti sono stati ovunque dalla spada ultrice dell’arrovellata sua giustizia, credono per vendicarsene, d’ introdurre il protestantismo in Italia. Infelici!

Che cosa è questo protestantismo?

È una protesta sacrilega, è pertanto un insulto che fanno alla Divinità i nemici della fede cattolica; le cui sette prendono la loro nomenclatura dagli autori di esse, come Lutero, Calvino ecc.

Da ch’ebbe origine il protestantismo?

Dall’empietà di Martino Lutero frate agostiniano dello Elettorato di Sassonia; il quale fatto monaco non per vocazione, ma per lo spavento che gli arrecò la morte repentina di un compagno, apostatò poscia, perché ad apostatar il sospinsero il suo orgoglio, la sua ambizione, e peculiarmente la sua disonestà che lo fece divenir marito di Caterina Bore badessa del monastero di Misnia: perocché avendo essa letta la nullità devoti religiosi scritta da Lutero, volle aver colloquio con lui, e sedotta dal medesimo, uscì dal convento, e si strinse con esso in turpe legame.

Ma qual fu l’origine del suo allontanamento dal cattolicismo?

Il Papa Leone X nell’anno 1513, per terminare la fabbrica della chiesa di s. Pietro cominciata da Giulio II, cercò di sospingere i fedeli con la concessione di alcune indulgenze a concorrere con largizioni all’opera su mentovata. E poiché lo incarico di predicare le indulgenze indicate, fu dato dal cardinale Alberto arcivescovo di Magonza ai frati domenicani, e non agli agostiniani, venne il ticchio a Lutero disposto all’apostasia per la corruzione del suo cuore, di divenir nemico del Papa, della Chiesa, e della fede talché con bolla dello stesso Pontefice nel luglio del 152o, come eretico fu condannato.

Emana dunque il protestantismo dal tralignamento di un frate divenuto eretico, e marito di una monaca?

Non solo, ma anco dalla brutale incontinenza di Enrico VIII d’Inghilterra, il quale non avendo potuto ottenere che il Papa Clemente VII annuisse al divorzio che far voleva con la regina Caterina d’Aragona, per sposare Anna Bolena, si sottrasse dalla ubbidienza di lui, e si dichiarò capo della chiesa anglicana, facendo scinder così quel la gran nazione dal cattolicismo a forza di stragi, di devastazioni, di derubamenti. È sufficiente leggere il solo Cobbett, per osservare con quanta atrocità sia stato versato il sangue di quei cattolici da Enrico, e da Elisabetta, e quanti mali abbia il protestantismo a quei popoli arrecato.

Quali sono gli errori dei protestanti?

Sarebbe lunga cosa il perché moltissimi; quindi a rimostrare lo inganno in che vivono, credo sufficiente descriverne solamente uno.

E quale?

Tuttoché dica Dio nella santa Scrittura di esser morta la fede senza le opere, pure vanno lusingati i protestanti che senza il merito delle buone opere, a far conseguire loro la eterna felicità, sufficiente sia sol la fede. Vivono essi in questo errore per lo insegna mento di Lutero il quale a far che tutta di scellerati divenisse società, e che alcun uomo non avesse che fosse onesto, probo, virtuoso, a peccar tutti sospigne, dicendo a ciascuno esto peccator, et pecca fortiter, sed fortius in fide. Ma se la nostra fede, il peccato non solo interdice, ma il desiderio ancora di commetterlo, come in S. Matteo in che sta scritto «chiunque guarda una donna per desiderarla è già adultero nel suo cuore»; non mai sperare i protestanti che il paradiso dischiuda Dio al furto, all’adulterio, all’omicidio, e ad ogni altra enormità.

Sembra dunque che il protestantismo sia un mascherato ateismo?

Ragionevolmente, perocché ammettere un Dio senza osservarne la legge, senza paventarne i tremendi giudizi, e senza venerarlo con quel culto di spirito e verità, con che, come spirito vuol esser’egli adorato; in ispirito, cioè con un cuore non coinquinato da sordidezze, ed in verità, con quell’ossequio vero da lui stesso prescritto con lo esercizio delle evangeliche pratiche, senza le quali nascer non potendosi alla grazia, viver non si può alla gloria, è un deismo senza dubbio il protestantismo che in ateismo traligna.

E di Calvino che ci dite?

Giovanni Calvino di Noyon della Piccardia in che nacque nel luglio del 1509, era parimente un empio. Univa egli ai molti vizi, anco quella della impurità talché nella sua gioventù accusato del peccato nefando, alla morte fu condannato; ma a preghiere poscia di quel vescovo, gli fu mutata la pena di morte nel marchio a fuoco con che fu segnato. Ecco da quale fogna è uscito il protestantismo. Ecco i riformatori della fede ortodossa da quel Dio stabilita, che per la sua purità infinita, impurità trova anco nei cieli. Lungi una volta da noi le ciurmerie dei settari, la voce ascoltiamo sola mente della cattolica Chiesa, che il rispetto, e la fedeltà c’ inculca verso la potestà sovrana da Dio stabilita: né cessiamo di esser con essa maisempre associati, se perderci non vogliamo; perocché, come quelli che chiusi non erano nell’arca di Noè, tutti in felicemente deperirono, così eternamente si perderanno tutti coloro che fuori morranno di questa mistica arca.

 

Gioia – Salute – Prosperità

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