Una suggestione tra Pink Floyd, King Dude e Aletheia

Questo racconto non è adatto ai più giovani, ai lettori sensibili e soprattutto ai dogmatici del pregiudizio. Ogni riferimento a fatti e persone è casuale trattandosi di un’opera di fantasia.

 

La sera era troppo calda per stare tutti rinchiusi in un posto troppo piccolo. Gomito a gomito con la luce che scendeva, tanto il sole dietro le montagne quanto quella del locale. Gli odori erano diversi, variegati e non sempre piacevoli.  Mentre la notte si prepara ad arrivare come il gruppo a salire sul palco da lontano arrivavano i Pink Floyd: We don’t need no education.

Già non erano lì né per educazione né per il controllo, anzi, ognuno a modo suo era in quello stanzone per sfuggire al controllo, quasi a dimostrare una sorta di La mala educación. È, spesso, la pancia a guidare i passi più velocemente della testa ed il cuore non può far altro che darsi al Rum.

Lui si aspettava una batteria, si aspettava sempre una batteria, moderna metamorfosi di quei tamburi che riuscivano a penetrargli nelle viscere, che riuscivano a far muovere quelle gambe che parevano tronchi sordi ad ogni sollecitazione. Lucifer’s The Light Of The World di King Dude era l’incipit di una serata che si preannunciava pericolosa e chissà perché gli tornò in mente Carducci e quello strano professore di liceo con cui avrebbe passato notti a chiacchierare e a cui più di un giorno avrebbe rotto il muso.

Carducci, la letteratura, l’ermetismo la luce e la vera luce nell’ombra, quante manipolazioni di segni e simboli buttati a casaccio o strumentalizzati a favore del caos. I pensieri non erano più quella solida catapecchia fornita dalla ragione divenivano poco a poco un interminabile flusso che attingeva a memorie più antiche ad una archetipica coscienza guidata da Logos ed Eros.  

Girò lo sguardo alla sua destra, attratto da un odore diverso da quelli che con lo scorrere del tempo riempivano le sue narici, un odore, un profumo antico, quasi di casa. Lei: capelli grigi con una ciocca blu, alta almeno un metro e ottanta efebica nell’aspetto, femmina nello sguardo e dal sensuale tratto delle labbra non coperte da rossetto o lipgloss vari. Lei, probabilmente percependo lo sguardo di lui si girò stizzita, la stizza durò il tempo di una nota, lo riconobbe, lui nulla sapeva di lei, tranne quel profumo che sapeva di casa.

L’aria si fece sempre più densa, l’afrore intenso al limite del sopportabile. Ed ecco la batteria, inaspettata come il fragore del tuono che rompeva l’aria fuori dal locale. The Doors inaspettati in quel coacervo di messaggi oscuri: Hello, I Love You.

I loro occhi ballavano, mentre pogando i loro corpi si avvicinavano senza fretta.

Won’t you tell me your name? (pensava lui)

She’s walking down the street

Blind to every eye she meets

Do you think you’ll be the guy

To make the queen of the angels sigh?

Non era più possibile incrociare altri sguardi mentre Lei camminava una strada che parea una scacchiera fatta di quadrati bianchi e neri. Il bianco e il nero, la luce e le tenebre in un susseguirsi di giudizi e pregiudizi, di dogmi che trasformano in orridi sudari le anime costrette in questioni morali noiose come le zanzare ad agosto nel vercellese, incatenate come Prometeo. Il povero Pan trasformato dalla miopia nell’immagine riflessa di ciò che era, riflessa nelle torbide acque di uno stagno putrescente, i Black Sabbath forse pensavano a lui cantando Iron man, la pulsione della vita divenuta peccato.

Eppure guardando a lui, come non incamminarsi verso Hermes o Pushan? Quanto era nella luce, i vigili e solari psicopompi, gettati in luride galere con i servi di nuovi dei a frustarli ed umiliarli. Li incontrerà tra le rose, tra le loro spine nel pieno sole del mezzogiorno chi cammina pellegrino le strade della Vita.

quei due sapevano a memoria dove volevano arrivare…

era un mondo adulto,

si sbagliava da professionisti…

Una canzone fuori luogo nelle orecchie di Lui, ma con la certezza che qualunque cosa sarebbe accaduta sarebbe stato un errore da professionista. L’adrenalina iniziava a fare ciò che doveva, le pupille si dilatavano e anche le narici per fare entrare più aria nei polmoni, quanta poca distanza c’è tra un angelo e una bestia selvaggia. Chi di voi incontrando un ággelos (ánghelos), un kalodemone non lo scambierebbe per una mostruosa creatura abissale? Hermes, sempre lui, non è forse tra i primi angeli dell’occidente?

Le loro mani si sfiorarono appena, lo fecero un istante prima delle labbra. Erano all’aperto, la grandine al solo avvicinarsi sublimava in vapore. L’acqua, la Terra, l’Aria e il Fuoco erano testimoni di un bacio, del Bacio perfetto a cui neanche Zeus poteva opporsi, anche ciò che è separato dagli dèi prima o poi deve congiungersi. Lei lo avvolgeva, le sue braccia per un attimo erano apparse alla coscienza terrorizzata di lui le spire del Grande Drago.

…Si dice anche di loro, ossia che tentarono di scalare il cielo per assalire gli dèi.

Zeus e gli altri dèi, allora, tennero consiglio per decidere sul da fare e rimasero nel dubbio: infatti non potevano ucciderli, e fulminandoli, come fecero con i Giganti, annientarne la razza, perché sarebbero scomparsi anche gli onori e i sacrifici che provenivano loro dagli uomini; e d’altra parte non potevano permettere quelle insolenze. Dopo aver a lungo meditato Zeus disse: “Mi pare di aver a disposizione un mezzo che permetterebbe che gli uomini possano continuare ad esistere, e, divenuti più deboli, cessino di essere così sfrenati.  Infatti ora – continuò – io li taglierò ciascuno in due, cosicché da un canto, essi saranno più deboli, e, d’altro canto, saranno più utili a noi, perché diventeranno maggiori di numero. E cammineranno dritti su due gambe. [Platone, Simposio]

Nella casa di Lei, avrebbe potuto essere una grotta o un antro come narra Porfirio, profumi di incensi e resine, i sacrifici più cari agli dei.  Xibalbá cantavano Memphitic Invocations, ma cosa importa se a cantare fossero druidi, civiltà dimenticate d’oltre oceano, egizi o ammalianti sirene?

Lei lo avvolse, lo fece suo perché lo aveva riconosciuto, sacerdotessa di culti più antichi dell’uomo, nutrendolo delle sue acque lo risvegliava mentre con le unghie che penetravano lacerando le carni strappava i veli di Maya dalla sua coscienza. Di acqua e di sangue, di umidità e fuoco, di terra oscura e luce avrebbe dovuto essere la sua rinascita. Due volte nato, questo è il destino di quanti non sono pronti per la morte.

Al fiume della dimenticanza e della morte si era abbeverato prima di iniziare il viaggio, le di lei lacrime e implorazioni non erano bastate, il consesso dei luminosi non era riuscito a dissuaderlo, Lui, oggi, pieno di terrore, ancora dimentico delle cose che erano e che saranno, finalmente aveva ritrovato Aletheia.

 

Villon, Il Testamento CLVII

Quello un gioco non è da tre soldi,

si rischia il corpo e forse l’anima.

Chi perde, non lo salvan rimorsi

Dal morir con vergogna ed infamia,

e ci vince non prende Didone,

regina di Cartagine per moglie.

È dunque folle e privo d’onore

Chi per ben poco punta si forte.

 

 

Gioia – Salute – Prosperità

Leone-firma-piccola

immagine presa dalla rete.  Hendrick van Balen, Pan che insegue Siringa

In Ordine di Apparizione:

Pink Floyd

Pedro Almodóvar

Lui

King Dude

Giosuè Carducci

The Doors

Lei

Prometeo

Pan

Black Sabbath

Hermes

Pushan

Paolo Conte

Zeus

Shibalba

Platone

Maya

Aletheia

Villon

Don Felder